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Eroica Fenice

La Locanderia

La Locandiera, quando il mondo è donna

Dal 8 al 11 dicembre, presso la Galleria Toledo, è in scena “La Locandiera“, famigerata opera di Carlo Goldoni, qui riadattata e diretta da Stefano Sabelli. Nel cast: Silvia Gallerano, Claudio Botosso, Giorgio Careccia, Andrea Ortis, Alessandra Evengelisti, Eva Sabelli, Diego Florio, Giulio Maroncelli, Pierdomenico Simone.

La Locandiera e il Goldoni di ieri e di oggi

Partiamo da un presupposto: il cast è, sulla carta, un cast di tutto rispetto.
Silvia Gallerano si porta appresso ancora gli echi degli applausi raccolti con “La Merda“, di Cristian Ceresoli, e Claudio Botosso, attore di fama extra-teatrale, diretto da alcuni dei più importanti registi, sembra tagliato per il ruolo del Cavaliere.
Il resto del cast, ad ogni modo, non ha assolutamente nulla da invidiare, nel singolo, agli altri.
Ma è la componente femminile nel suo totale, anche per evidenti scelte registiche, a farsi notare più delle altre.

È fortemente politica la regia di Sabelli, più di quanto essa abbia voluto, forse; poiché, a tratti, sembra vivere di vita propria.
Badate, bisogna assolutamente specificare che l’accezione di “politica” viene qui riportata nel senso più originale della sua etimologia, senza eccedere o corrodersi nella riscrittura etimologica odierna basata sul concetto italiano.
Se, a modo suo, Goldoni “usava” Mirandolina per i suoi scopi sociali, per simboleggiare qualcosa e far sì dichiarazione di intenti e voleri ad una società settecentesca italiana, allora molto meno moderna di quella contemporanea europea, Sabelli non si limita a sfruttare le doti della locanderia per una morale, bensì la libera di qualsiasi freno inibitorio da macchietta emozionale.

I nobili di Goldoni erano degli eterni sfaccendati, pieni di ricchezze comprate o di ricchezze perdute e onorate soltanto dal nome di una casata, e l’autore veneziano sfidava a viso aperto le loro debolezze, la loro inutilità al concetto di economia del tempo, e il loro, altrettanto evidente, poco amore verso di esso. Questi appaiono, invece, come deboli caricature d’uomo, marionette attaccate per un organo diverso dalla testa, in piena balia di ciò che Mirandolina vuole e di ciò che Mirandolina chiede.

Ed ecco il perché della politica, l’uomo, inteso in generis, non è più padrone del proprio destino, non è più cacciatore, ma cacciato, in più sensi, e tutto ciò che gli resta è il sogno di poter ricevere le attenzioni della propria padrona: la donna.
In questa contemporaneità, in cui la donna, mediaticamente parlando, troppo spesso sembra solo vittima dell’uomo, solo pedina e mai re, Sabelli decide di stravolgere il senso della morale goldoniana e dà alla donna pieno di potere sulla sua vita e, se sa usarlo, su quella del mondo intero.

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