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Eroica Fenice

La morte della bellezza

La Morte della Bellezza in scena al Ridotto del Mercadante

Ritorna in scena, nella sala dove debuttò con successo nel 2015, l’allestimento teatrale di La Morte della Bellezza di Giuseppe Patroni Griffi, in scena dal 24 al 29 Ottobre al Ridotto del Mercadante.

Uno spettacolo che approccia il testo secondo le regole del “teatro nel teatro” di Pirandello, autore caro a Patroni Griffi, presentato in contemporanea in sala grande con Sei personaggi in cerca d’autore.

Un allestimento curato da Benedetto Sicca, che ne è anche interprete, insieme a Francesco Aricò.

La Morte della Bellezza, il piacevole ricordo di Patroni Griffi

La Morte della Bellezza, romanzo capolavoro di Patroni Griffi, narra la storia romantica e al tempo stesso crudele di Lilandt ed Eugenio, in uno spettacolo che celebra l’amore di due ragazzi il cui segno distintivo è la bellezza, nella cornice di quella Napoli che ha la stessa caratteristica e che, devastata dai bombardamenti, riuscirà a diventare ugualmente culla del loro amore.

Un amore omosessuale, raccontato con un linguaggio che riesce a rendere lirica la sodomia di un’irresistibile attrazione fisica, in cui Patroni Griffi si interroga con se stesso, approcciando le paure e i complessi di inferiorità rispetto a coloro che sembrano vivere quell’amore definito da tutti “normale”, con una vera e propria apologia, in cui alla fine risulterà la tenerezza a farla da padrone.

La paura di accettarsi, l’imbarazzo del primo incontro e il non sapere cosa dire, il mistero del primo bacio ad un uomo del quale, però, saresti capace di riconoscere quegli occhi in mezzo a milioni di persone.

Nell’interpretazione dei due protagonisti c’è tutto il pathos nel quale potrebbe inserirsi una storia d’amore autentica, raccontata da quel “verismo” letterario di un autore che nella sua vita ha fatto a calci con la censura, cercando di togliere innumerevoli pregiudizi ad una società sempre più conformista che illuminata.

“Il Mondo poteva andare in rovina, e si sarebbero rovinati con esso perchè della loro salvezza e della salvezza del mondo, a loro, in quel tempo felice di loro due, non gl’importava niente”

Un’altalena di emozioni. Dai minuti di silenzio in cui piangere diventa la sola rappresentazione fisica per comprendere davvero il dolore; quegli istanti in cui il corpo si stanca a tal punto che l’unica cosa da fare resta dormire sotto le coperte; fino alle notti passate insieme abbracciati, così speciali perché ci si può addormentare parlando, negli istanti che precedono lo scambio del primo “ti amo”. L’analisi dei propri errori davanti allo specchio della propria coscienza, in cui Lilandt si renderà conto che il più grande errore è stato quello di non confidarsi con Eugenio, quel liceale smarrito capace di offrirgli la propria verginità per collocarla nell’inventario della propria vita.

L’amore descritto ne La Morte della Bellezza da Patroni Griffi è talmente completo da racchiudere tutte le insidie che ne rivelano la sua essenza, fatta di armi a doppio taglio. Quell’inizio che sembra scritto nel destino, la leggerezza d’animo, la costante ricerca dell’unico abbraccio capace di completarti, fino alle ansie generate dall’insicurezza di non essere in grado di mantenerlo sullo stesso livello per più di una settimana.

Dopotutto, l’amore cos’è, se non quella sventura che ti porta a pensare sempre alla stessa cosa. L’anestesia in cui non c’è nulla di più crudele della fine di una favola, proprio perché si è vissuti dentro la favola. Restare immobili a sognare per ore, fino a lasciarsi nel pieno dell’adorazione. Per conservarlo, senza arrivare ad una fine indecorosa.

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