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Eroica Fenice

L’amour fou al Teatro Il Primo

L’amour fou, lettre a Yves Saint Laurent, dall’omonimo romanzo, lo spettacolo in scena il 6, 7 e 8 marzo al Teatro Il Primo, diretto da Marco Sgamato, racconta la travagliata storia d’amore del famoso stilista francese Yves Saint Laurent e del suo compagno Pierre Bergé (Gianni Caputo).

L’inizio è già un programma: il pubblico è chiamato a partecipare al corteo funebre per la morte di Yves Saint Laurent, un passo e si è già al di là del palcoscenico, parte integrante della scena.

Una scena che vede protagonista Pierre Bergé, in un lungo monologo con un ascoltatore particolare: il suo amato, capriccioso, artistico Yves.

L’artista, adoratore del Sole, finisce sul palco ad essere pura ombra, muovendosi sinuoso nei ricordi di un nostalgico Bergé, nei meandri di una vita lussuosa intrisa di arte, amore, sesso, depressione, droga. L’artista, adoratore del Sole, finisce per diventare l’amante stesso della Morte.

Qual è il tassello che tiene uniti i due amanti? Solamente la loro smisurata e maniacale passione per l’arte? No. Il sesso è, invece, il cardine di una vita amorosa basata sulla normalità. Nullo è il bisogno di ostentare la propria omosessualità o nasconderla affinché non diventasse mai limite della loro libertà.

Dall’inizio alla fine dello spettacolo il monologo si trasforma in dialogo con un interlocutore muto, ma presente, vivo ancora nella sua arte che tutto travolge, ma soprattutto nella mente di un uomo rimasto solo con i frammenti di un amore che ha saputo vincere i capricci di un’ arte egocentrica che niente risparmia.

É così che, all’improvviso, sul palco si inscena la realtà che inscena essa stessa: l’ amore cantato dai poeti di tutti i tempi. Paradosso o semplice arte, l’amour fou di Bergé e Saint Laurent, intriso di una passione che sfocia nella pazzia, altro non è che ricerca del finito, di due metà che si ritrovano per formare una sola.

Ma l’Amore non è mai fine a se stesso né aspira ad un ideale narcisistico: difatti, il suo unico scopo è il prodigarsi incondizionato per l’altro. Ecco che l’Amore diviene esso stesso morale, estirpa l’egocentrismo dall’animo umano per volgersi interamente fuori da sé, verso un altro diverso dall’io.

É proprio sul concetto d’amore del surrealista Breton che è fondato l’“amour fou” nella spassionata ricerca della magnifica figura del suo amato.

Se l’amore-follia accomuna da un lato Bergé e Saint Laurent, dall’altro non passa inosservata la passione pungente dello stilista francese per l’Arte, incontaminata e sacra, che sarà il fulcro del suo stile. Proprio quando si pensava che si fosse arrivati al limite della magnificenza, ecco che Yves riesce ad oltrepassare i confini del meraviglioso, per fondere la sua moda con capolavori che hanno fatto la storia dell’Arte: da Picasso a Andy Warhol, che gli dedica un vero e proprio ritratto, a Matisse e Mondrian. La moda di Saint Laurent è dunque iniziatrice di intuizioni innovative tra cui gli abiti un tempo solo maschili ripresi nel campo femminile e l’introduzione di un nuovo gusto folcloristico con cui ha arricchito le sue collezioni, che vede protagonisti i suggestivi paesaggi africani, russi e spagnoli.

L’influsso dell’arte porterà Bergé e Saint Laurent a collezionare nella propria casa circa 700 opere tra quadri cubisti fauvisti, sculture e reperti archeologici, in un pazzo tentativo di ricreare il proprio rifugio artistico, i cui beni saranno venduti in seguito alla morte dello stilista in un’asta, l’Asta del secolo, di cui si parlerà in tutto il mondo.

Sul palco la realtà appare chiara e fragile. La vita amorosa del Maestro della moda e del suo compagno si aggira tra le pieghe di un’esistenza tormentata. Non mancano le riflessioni sul potere del denaro, del lusso e della fama in un vortice che vede come protagonista indiscusso un amore che è al contempo delirio e rifugio.

L’Amour fou al Teatro Il Primo