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Eroica Fenice

Lasciami sola, spettacolo alla Galleria Toledo

“Lasciatemi sola”, spettacolo di Paola Donati alla Galleria Toledo

 

“E voi sareste stato capace di restare a guardare me?”

“Una fiamma purissima che sfida la vita”, così il poeta René Carvel giudicò Lasciatemi sola, racconto autobiografico di Marcelle Sauvageot che agli inizi degli anni Trenta rivendicò, in quelle pagine, la sua necessità di amare arditamente e non essere soltanto una donna “grata, senza pretese e senza recriminazioni” che dovesse, in società, parlare soltanto di “mio marito” e per ogni scelta dover dire: “chiedo a mio marito”.

Una rivendicazione identitaria moderna e ancora più potente se si considera che Lasciatemi sola è un commentaire scritto a stretto contatto con la morte: l’autrice era in un sanatorio affetta dalla tisi  – che l’avrebbe uccisa dopo pochi anni dalla pubblicazione della sua unica opera – e lì, tramite una lettera (“mi sposo… la nostra amicizia continuerà”) apprende dell’abbandono del suo uomo.  Deve realizzare che quell’amore in cui confidava per la sua guarigione (“Io ti mando un bacio nell’aria, se mi ami guarirò) era invece soltanto un’illusione.

Il sofferente ardore per la vita della giovane Sauvageot minacciata dalla morte, sia fisica che figurata, è restituito in Lasciatemi sola, a cura di Paola Donati, interpretato da Sara Bertelà in scena alla Galleria Toledo, fino a domenica 14 maggio.

Grazie all’espressione della Bertelà e la regia di Paola Donati riscopriamo un racconto, ormai introvabile nelle librerie anche se pubblicato in Italia solo poco più di una decina d’anni fa. Nella messa in scena è lei la Sauvageot che si rivela dalla lettura del suo diario. Attraverso la scrittura (in scena, la rilettura) la Sauvageot rivive il suo sogno d’amore che si allontana, lo analizza, senza alcuna menzogna,  scava a fondo nel proprio animo, nei sentimenti, nei valori di amore, gelosia e amicizia, cerca il proprio “io” nel dolore più forte, si interroga sul ruolo richiesto alle donne nella società. Un percorso duro ma che la libera dall’ipocrisia e dalla mediocrità cui il suo uomo,  mai nominato ma soltanto evocato con un “Voi”, vuole invitarla a partecipare. Un testo che richiama alla mente quelli di De Beauvoir e di Merini, e di tante altre donne che non hanno scelto di rinunciare a sé per “essere adatte per un uomo”.

La messa in scena di Lasciatemi sola di Paola Donati

Lo spettacolo presentato alla Galleria Toledo è «in divenire» come ha dichiarato un’emozionata Bertelà, già apprezzata Anna Petrovna, del premiato Ivanov di Checov di Filippo Dini in scena lo scorso inverno al Bellini,  in un breve dialogo-confessione agli spettatori. Proprio grazie al personaggio della Petrovna – anch’essa malata di tisi e tradita da  suo marito Ivanov – Sara Bertelà ha incontrato il commentaire della Sauvageot e ha deciso di portarlo in scena, nella forma di uno studio sul testo (ancora in itinere, e lo si avverte).Quasi una provocazione in questi tempi di sentimenti prêt-à-porter.

In una scenografia che prende vita soltanto sul finire del monologo e che non richiama alla mente il sanatorio,  è la voce e il corpo dell’attrice a concentrare tutta l’attenzione dello spettatore. Per la maggior parte, dei poco più di sessanta minuti di spettacolo, la Bertelà si costringe in una posizione rigida e di disequilibrio come a rispecchiare fisicamente il desiderio, come viene riprodotto nel testo, di “non muoversi” perché “solo rimanendo fermi è possibile trattenere ancora il sogno al risveglio“.

Assistiamo allora alla lettura dei ricordi, alcuni piacevoli, altri dolorosi – tra le fitte della tisi –, sentiamo nella voce la sofferenza per il crollo di tante illusioni: l’amicizia impossibile con un uomo che ha scelto come compagna l’opposto della donna che ha amato; un uomo che ha scelto la mediocrità;  la sua meschinità: “voi stavate distruggendo me dentro di voi, senza vedermi più per come ero”.

Pian piano, pagina dopo pagina, le parole rievocano la dura lotta interiore della protagonista che si aggrappa tenacemente a se stessa, riconoscendo i suoi limiti ma anche ciò a cui non può rinunciare. Solo in questo modo riuscirà a spogliarsi delle vesti che non le appartengono e a lasciare andare il suo corpo in un ballo che sa di libertà e di fiducia in nuove attese. Senza alcuna ipocrisia né compromesso.