Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Le cinque rose di Jennifer in scena al teatro Elicantropo

Le cinque rose di Jennifer in scena al Teatro Elicantropo

Le cinque rose di Jennifer è un’opera teatrale di Annibale Ruccello: andata in scena giovedì 20 aprile al Teatro Elicantropo, sarà rappresentata fino al 23 aprile, per la regia di Peppe Miale.

Inscenata per la prima volta nel 1980, è l’opera di esordio di un Ruccello ancora venticinquenne a cui stanno a cuore tematiche come la solitudine, l’emarginazione e la follia.

Le cinque rose di Jennifer. Jennifer, tra amore e solitudine

Il protagonista è Jennifer -interpretato magistralmente dallo stesso Lama- , un travestito che non esce più di casa perché aspetta la telefonata del suo amante Franco. Vive nella continua tensione di poter riabbracciare quello che chiama “l’amore della sua vita”, partito per Milano tempo addietro. L’isolamento di Jennifer, tuttavia, viene interrotto continuamente da diverse telefonate, mai indirizzate alla sua persona a causa di un disturbo della linea. Per questo sarà ancora più difficile sapere quando e se Franco chiamerà.

Così il protagonista passa le sue giornate, tra conversazioni con sconosciuti e la radio che continuamente spegne e accende con gesto impaziente. La notizia di un maniaco che uccide travestiti sparando loro un colpo di pistola sembra non toccarlo più di tanto, fin quando non bussa alla sua porta Anna, altro travestito che gli chiede la cortesia di poter aspettare una telefonata urgente per sé, dato che il telefono di Jennifer intercetta tutte le altre chiamate.

Il clima comincia a rendersi pesante, la diffidenza è palpabile e si potrebbe tagliare come il burro, sebbene le due parti continuino a parlare delle proprie vite e delle proprie disgrazie, come se nulla fosse. Dopo questo incontro la scena cambierà repentinamente e gli avvenimenti si susseguiranno l’uno più inaspettato dell’altro, fino ad un drammatico scioglimento finale.

Con il personaggio di Jennifer l’emarginazione si fa carne viva e palpitante, l’amore si fa veleno che stilla goccia a goccia e inquina una vita predestinata. L’aspettativa e la tensione mescolate all’ironia tagliente che contraddistingue le battute del protagonista riescono a rendere lo spettacolo leggero, a colorarlo di un divertimento che in un lampo si tramuta in un sorriso amaro e sghembo.

Questo è l’universo teatrale di Annibale Ruccello, costellato da caratteri che apparentemente nessuno vorrebbe conoscere perché relegati ai margini della società, ma proprio da questi sgorgano emozioni contrastanti e al limite dell’onirico e del surreale. Continuamente ci si chiede se ciò che si sta guardando è tutta fantasia o se realmente sta accadendo; continuamente ci si avvicina alla scena con titubanza e al tempo stesso con viva curiosità, come bambini attratti da cose stravaganti.

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email