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Eroica Fenice

lina satri

Mi chiamo Lina Sastri, un cuore napoletano al Trianon

Si è aperta ieri sera, a Forcella, in quello che rappresenta uno dei più grandi fulcri pulsanti della città, lo spettacolo Mi chiamo Lina Sastri, scritto e diretto dall’attrice e cantante partenopea, in scena dal 13 al 19 Gennaio. Uno spettacolo teso, ovemai ve ne fosse stato bisogno, a rafforzare il legame e la passione che da sempre legano l’artista alla sua città.
Quel nome, Lina Sastri, con il quale provoca affettuosamente il suo pubblico, che da anni la identifica come volto integrante della città, ma ne dimentica il nome.
Dopotutto, Lina Sastri si dimostra un piacevole connubio a partire proprio da quel nome napoletano, accostato ad un cognome di origine spagnola. Complicato, proprio perché non è napoletano.
Nel suo ritorno alla musica dopo mesi di prosa, Lina Sastri sembra quasi portare sul palco del Trianon tanti pezzi del suo cuore: stralci di canzoni, testi teatrali, citazioni illuminanti che la accompagnano ancora oggi nella sua carriera d’artista. Lo fa in punta di piedi, con la delicatezza di una voce che sa alternare la malinconia tipica della canzone napoletana e l’essere struggente, all’incalzante e indemoniato ritmo di una tammurriata. 
È questo quello che colpisce, il piacevole alternarsi del ritmo e la gestione che ne regala l’artista. Un vestito rosso, semplice. A metà strada tra l’animo elegante, che deve essere necessariamente charmante, di una donna capace sia di sedurre con la voce, che di trasformarsi in uno spirito libero. A piedi nudi per quasi l’intero spettacolo, perché se dovesse dipendere da lei, le scarpe non andrebbero mai indossate. A passeggio su una passerella, sulla quale aleggiano cornici di quadri vuoti che riempirà con i suoi racconti, Lina Sastri si destreggia tra numerosi flashback per i vicoli della sua città con la naturalezza che, per certi versi, ricorda quella di Anna Bonaiuto ne L’amore molesto, il film di Mario Martone girato quasi interamente tra la Ferrovia e il rione Luzzatti.
È una Napoli vera la sua, che parte dal basso come il vico San Liborio di Filomena Marturano, fatto di case gelide e tavole apparecchiate da tante persone pronte a guardarti la forchetta nel piatto per l’invidia di chi quel piatto vorrebbe avercelo davanti, abituata ad accontentarsi, come chi parte dal basso, e riesce a diventare grande con la naturalezza che la contraddistingue.
Lo spettacolo, avvalendosi di tributi illuminanti, da Pirandello ad Eduardo, appare come un viaggio onirico all’insegna della speranza. Un tributo all’anima femminile, che riesce a guardare oltre le ferite quotidiane e abbraccia ogni forma di libertà presente nella sua vita.

Lina Sastri, a piedi scalzi sulle note del mare

Un abbraccio al mare, materializzatosi all’improvviso sul fondo della scena con un telo azzurro, agitato dal vento, che sa essere calmo e agitato, ma non resta immobile. Sotto un cielo alla continua ricerca di quel sole che sappia illuminare le strade buie di questa città e ridare calore a quelle case gelide della Pignasecca. Accompagnata da un’orchestra straordinaria, guidata dalla direzione del maestro Maurizio Pica, Lina Sastri riesce a creare una continuità tra la tradizione e la musica del presente, testimoniata dai diversi omaggi resi a Pino Daniele durante lo spettacolo.
Quello sul palco del Trianon è un incontro con il passato che, con la forza dei versi ispirati ai grandi artisti con i quali ha avuto l’onore di collaborare, Eduardo su tutti, lancia un messaggio molto chiaro al pubblico, sia esso situato a nord o a sud, a seconda di dove si voglia guardare le carte geografiche. Un messaggio che, per forza di cose, arriva prima alla platea, ma che è sempre futuribile proprio perché l’attingere dall’esperienza del passato dovrebbe aiutare i giovani a guardare avanti in maniera corretta.
Tutti noi, travolti da quella giovane età, talvolta sterile, perché caratterizzata dalla stessa sfrontatezza che fu di Ninuccia Cupiello, ma che è pronta a redimersi a braccetto con la grandezza di chi, anche senza volerlo, giorno dopo giorno è pronto a lasciarci un pezzo di se stesso in quel grande miracolo chiamato “vita”.
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