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Eroica Fenice

Lo Sguardo di Orfeo alla Galleria Toledo

È andato in scena dal 5 al 7 novembre alla Galleria Toledo, “Lo Sguardo di Orfeo” con Carlo Simoni e Ludovica Baiardi, Giovanni Bonavera, Nicola Camurri,
Anna Luisa Manella, Marco Mesmaeker, Giovanni Tacchella e la regia di Consuelo Barilari e Christian Zecca.

Ci sono sei momenti, sei tagli sul reale, a definire la trama di questo spettacolo.
Ognuno di essi vive intorno a Orfeo e Euridice e alla storia del loro amore sofferto e travagliato.
Tante sono le evoluzioni e le personalità interpretate dagli attori, i quali si scontrano sul palco con i problemi della realtà odierna, prendendo a piene mani dalla narrativa classica e non solo.
Quel che viene messa in scena, da un coro di voci, è una profonda riflessione sull’Amare.

Lo Sguardo di Orfeo: quando l’amore è ogni cosa

… Girare attorno alle cose, ruotare intorno all’involucro dei fatti – checché se ne dica – è una pratica umana molto diffusa.
Ci viene naturale farlo per difesa, per paura o per esperienza; sì, esperienza: perché a volte è proprio quella a consigliarci caldamente di osservare tutto ciò che c’è intorno ad un determinato qualcosa prima di esprimerci a riguardo.
“Lo Sguardo di Orfeo”, in scena alla Galleria Toledo, ci mostra una vera e propria rotazione terrestre sul mito di Orfeo e Euridice, invitandoci a riflettere e a posare l’occhio su una visione ampia di un concetto tanto antico quanto moderno quale è l’amore.
Gli attori, senza quasi conceder fiato allo spettatore, si muovono freneticamente sul palco e mostrano velocemente uno dietro l’altro diversi episodi che posano attorno al fulcro di tutto: il triste destino di Orfeo e Euridice.
Omaggiando Pasolini o citando passi della Bibbia, non mancano certamente le occasioni per notare quanto questo vagare nelle viscere di questa storia porti verso l’ineluttabile scontro con le tematiche del quotidiano e le evoluzioni incompiute del tempo. Poiché se anche oggi cominciano ad essere accettate e dichiarate le forme d’amore “alternativo” a quello del mito, l’Amore, al di là del nome affibbiatogli, continua ad essere Amore

E i suoi ostacoli insistono a spuntare e ferire come disseminate spine su una distesa di petali di rose.
C’è un profondo rifiuto verso un percorso diretto nella narrazione, evitando di puntare un faro dritto sulla storia di Orfeo e Euridice e scegliendo di lasciar esplorare allo spettatore i dintorni filosofici vicini ad essa.
Ogni viaggio, però, deve prevedere una fine per essere definito tale.
Quando ogni cosa si consuma e l’ultima scena corre via verso lo spegnersi, ciò che rimane allo spettatore in mano è solo una solida certezza: l’amore non smetterà mai di combattere per se stesso.