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Eroica Fenice

l'ora di ricevimento

L’ora di ricevimento del Professor Ardèche

Area metropolitana di Tolosa.

Una scena spoglia. Una cattedra, banchi, sedie, una finestra. Spettatore silenzioso, un albero da frutto che impassibile assiste, anno dopo anno, alle vicende degli alunni, di questi piccoli apprendisti della vita, e alla loro vita che scorre dentro e fuori le finestre. “Una scuola di intonaco e ventisei occhi che mi guardano”. Al centro della scena, il signor Ardèche, insegnante di professione, che, come ogni anno, sa che si sentirà un pesce fuor d’acqua, lui che vorrebbe solamente insegnare ai suoi alunni la bellezza e la poesia, sa che sarà chiamato ad altri doveri. E come ogni anno, armato di pazienza, ironia e rassegnazione dovrà fare da paciere, in quel crogiolo di culture e religioni che è la sua classe, nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa. Un ruolo, quello del Professor Ardèche, che sembra cucito addosso a Fabrizio Bentivoglio, artista di rara intensità e sensibilità, tra i cui capelli, le mani, lo sguardo malinconico, ci sono gli anni ’90, il tempo dei reduci, dei disillusi, dei disorientati. Cucito così bene, che, dopo pochi minuti, non lo vediamo più, vediamo solo Ardèche, che, con un divertente monologo, intriso di cinismo, presenta la sua classe, la sesta C.

Tredici alunni, un campionario umano che lui, con affetto e ironia, ribattezza con nomignoli, ogni anno sempre gli stessi: il “Panorama”, con la testa sempre tra le nuvole e il banco con vista su mondo, l'”Invisibile”, anonimo per antonomasia, il “Raffreddore”, il “Boss”, la “Missionaria”. Bambini di undici anni che popolano le sue lezioni, con i cui genitori il Professore si confronta ogni settimana, il giovedì, dalle 11 alle 12: l’ora di ricevimento. Un’ora che sa essere tanto breve, quanto interminabile. Un concentrato di tensioni e stress, contro cui non possono nulla nemmeno le tisane al tiglio.

L’ora di ricevimento, storie di incontri-scontri culturali

L’ora di ricevimento, nata dall’occhio attento e della straordinaria penna di Stefano Massini, racconta, come osserva Michele Placido, che ne ha curato la regia, i cambiamenti e l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo, in cui diventa naturale e necessaria la messa in discussione del modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea. 

Un interessantissimo spaccato sociale, in cui ci si sente chiamati in causa, ancora di più se insegnanti lo si è nella vita reale e di fronte a quella scarna scenografia, fatta di sedie e banchi, quasi ci si sente a casa. Viene naturale farsi carico del difficile destino del Professor Ardèche, condannato a una società, a una scuola, a una classe dove sembra non ci sia più posto per la poesia, per la bellezza, sbiadite su uno sfondo dominato da scontri sociali e lotte identitarie. Dove sembra non ci sia posto se non per il disincanto e la sconfitta.

“La verità è che alla fine io perdo”. Giù il sipario.

 

L’ora di ricevimento, in scena al Teatro Bellini, dal 7 al 12 novembre.

di Stefano Massini
con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti

scena Marco Rossi
luci Simone De Angelis
costumi Andrea Cavalletto
musiche originali Luca D’Alberto
voce cantante Federica Vincenti

regia Michele Placido

produzione Teatro Stabile dell’Umbria

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