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Eroica Fenice

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Massimo Ranieri: il Teatro del Porto al Diana

Massimo Ranieri porta in scena con la Compagnia Gli IpocritiIl Teatro del Porto”, al teatro Diana di Napoli dal 14 dicembre all’8 gennaio, con ben 21 repliche dopo la sorprendente prima di mercoledì 14 dicembre. I versi, la prosa e la musica sono di Raffaele Viviani (1888 – 1950), la regia è affidata a Maurizio Scaparro, regista e critico teatrale italiano nato a Roma, classe ’32.

Massimo Ranieri raccoglie il testimone di Viviani

Il Teatro del Porto di Massimo Ranieri sintetizza due pièce di Viviani, Scalo marittimo e Caffè di notte e giorno.
A quel periodo, gli anni Trenta, risale la sperimentazione di Viviani in occasione delle numerose manifestazioni al teatro Umberto: è lì che l’artista sintetizza nel teatro ad atto unico la messinscena della danza, della recitazione e del canto. Le sue macchiette vengono affidate agli astri nascenti del varietà, da cui trae spunto per dare alla luce delle commedie apparentemente frivole, ma infarcite di riflessioni sulla Napoli del suo tempo e sulla metateatralità. Viviani passerà ai due atti con Caffè di notte e giorno, sfruttando la grandissima popolarità che l’Umberto gli stava offrendo per mettere in scena le grottesche, umoristiche figure umane della Napoli post-bellica, macchiette che cantano e ballano sullo sfondo dell’emigrazione, della guapparia e degli amori fugaci.

Con quale spirito bisogna essere spettatori del Teatro del Porto? Da un lato ci si aspetta lo stravagante magnetismo che Massimo Ranieri porta in scena nei teatri di tutta Italia, ballando e cantando come un giovane romantico di altri tempi; dall’altro si crea l’aspettativa che straborda quando si parla di commediografi del calibro di Viviani. E la sintesi è una macchina del tempo che, coi suoi temi, porta il passato nel presente, e dà al presente la possibilità di specchiarsi nel passato, alter-ego forse più inconsapevole ma più romantico senza dubbio.

Varietà e partenze: fra Viviani e Ranieri

Una giovane compagnia napoletana prova alcuni passi di tango all’inizio della commedia: siamo nel puro metateatro, Massimo Ranieri è il Direttore (o meglio, ‘O Direttò) e il suo arrivo sulla scena provoca un certo tumulto in platea, ma anche sul palco: la compagnia è in subbuglio per la prossima partenza verso il Sud America. Le difficoltà di fare carriera e fortuna a Napoli (e questo ci ricorda qualcosa di tremendamente attuale) conduce la compagnia verso l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay: gli attori della compagnia alternano gioia e inquietudine, tristezza e palpitazione per questo futuro incerto ma pieno di sorprese. Ci ricorda qualcosa?

La compagnia del Teatro del Porto organizza l’ultima esibizione napoletana prima del grande viaggio per mare, matrigna e materna scatola di possibilità e imprevisti. Il grande varietà di Raffaele Viviani torna sulla scena con una forza prorompente: diverse storie si intrecciano nell’ultima esibizione dei commedianti, che cantano e ballano, recitano e suonano la vita di Napoli nel periodo che si incastra fra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Massimo Ranieri è un guappo, poi uno strampalato corteggiatore, poi un amante sofferente. Attorno al cerchio del riso e del pianto entrano in scena coi loro meta-personaggi Ernesto Lama, Angela de Matteo, Gaia Bassi, Roberto Bani, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Antonio Speranza, Francesca Ciardiello.

Musica, macchiette e gli istrioni napoletani

L’istrione della napoletanità nel mondo catalizza la scena senza farsene padrone: numerosi gli interventi in solitaria degli altri attori, che nulla hanno da invidiare alle apparizioni di Massimo Ranieri (se non l’innegabile e manifesta esperienza). La compagnia ci rende spettatori, o meglio meta-spettatori, non solo di uno spettacolo teatrale ma di una serie di storie incastonate nei sentimenti di un tempo passato, in una Napoli che vediamo dipinta nei quadri giallastri e raccontata nelle storie degli anziani romantici e sognatori. Il guappo coi suoi vestiti scintillanti, le donne che temono la calunnia e soffrono le catene del maschilismo (un tempo manifesto e legittimo), il magnaccia che cerca di vivere alla giornata ingannando le autorità, le oneste persone comuni che fuggono dalle accuse dei fascisti. E se pensate che manchi qualcosa in tutto questo, aggiungete una colonna sonora che, più che “dal vivo”, è una colonna sonora viva, pulsante, resa tale da Pasquale Scialò, con Ciro Cascino, Luigi Sigillo, Donato Sensini, Sandro Tumolillo, Giuseppe Fiscale, Mario Zinno.

 

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