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Eroica Fenice

Mattia Torre

Qui e ora di Mattia Torre debutta al Teatro Nuovo

Continua la stagione teatrale al Teatro Nuovo. Sito nel cuore dei quartieri spagnoli, punto di riferimento culturale per la città, il teatro vede approdare sul proprio palcoscenico Qui e Oraspettacolo diretto da Mattia Torre, scrittore e regista capitolino. Prodotta da Marco Balsamo e Fabrizia Pompilio, l’opera sarà in scena fino al 25 febbraio.

Sullo sfondo della parata militare del 2 giugno, due scooter si scontrano sul Raccordo Anulare. Le frecce tricolore brillano nel cielo mentre in terra c’è l’inferno. Una scena quotidiana, apparentemente banale, avvenuta chissà quante volte nel traffico di Roma. Grazie all’umorismo di Mattia Torre essa diviene il pretesto per offrire uno spaccato dell’Italia. Una società arrabbiata, ottusa, esterofila. Sempre sull’orlo della guerra civile ma, in realtà, maestra nell’arte dell’arrangiarsi.

Valerio Aprea e Paolo Calabresi sono i protagonisti della messinscena. Entrambi gli attori sono noti non solo alle platee teatrali ma anche al grande pubblico, grazie alle loro partecipazioni ad alcuni dei maggiori programmi nazionali, da Boris alle Iene.

Il feroce umorismo di Mattia Torre

Gli attori sono straordinari a rovesciare col passare del tempo le premesse iniziali. Se l’uno era inizialmente vittima e l’altro carnefice, in attesa dei trascorsi tutto si capovolge. L’opera è un turbinio continuo di accuse e reazioni. Con l’aiuto dello black humour di Torre, più che a una comune commedia sembra di assistere a un’opera di teatro dell’assurdo. Un Endgame in salsa capitolina.

Paolo Calabresi è Aurelio, volto noto dei programmi culinari. Un cuoco brillante dalla vita mondana che ha di sé l’immagine di un superuomo. Valerio Aprea è Claudio, disoccupato e divorziato della provincia romana che fatica a trovare un impiego.

Proprio il conflitto tra queste due personalità così differenti è il presupposto su cui si regge l’intero spettacolo.

La scena si apre in medias res. I due scooter giacciono sullo sfondo, distrutti dallo scontro. Claudio è a terra moribondo e fa fatica a rialzarsi. Aurelio, noncurante dell’uomo ferito, è invece alla prese con i suoi impieghi di lavoro. Uno specchio, perché no, di una società sempre più veloce, ma che pecca sempre più di umanità.

Calabresi e Aprea rovesciano completamente le premesse iniziali

Comincia così uno scontro tra due vite completamente opposte. Nell’ora e dieci di attesa dei soccorsi- e del tempo teatrale della vicenda- si assiste al confronto tra la mondanità e l’ordinarietà. Tantissime sono le accuse che i due si rivolgono a vicenda. Inizialmente è Aurelio a prendersi la scena definendo a più riprese Claudio un rustico, un uomo che viene dal passato. Con il proseguo dell’opera è però il disoccupato romano a prevaricare. Claudio identifica nella sciccheria di Aurelio il male del nostro tempo, in un crescendo finale di accuse che porteranno gradualmente alla conclusione.

Grazie alle straordinarie interpretazioni dei protagonisti, Qui e Ora rovescia completamente le aspettative iniziali dello spettatore.  La diatriba tra Aurelio e Claudio non è solo divertente e spassosa, grazie anche alla scrittura tagliente di Mattia Torre e ai suoi continui riferimenti ai luoghi comuni del nostro tempo: Qui e Ora è metafora dei giorni in cui viviamo.

Metafora di una società che difficilmente riesce ad accettare e includere le diversità. Da un lato ci sono personaggi pubblici, intellettuali, politici che dall’alto delle loro torri d’avorio non esercitano più alcun ruolo sociale. Dall’altro lato, persone comuni che non riescono ad accontentarsi della loro ordinarietà. Qui e Ora riflette questo clima di sfiducia e inadeguatezza che pervade il nostro paese. Una sfiducia generale dei cittadini verso le istituzioni e tra i cittadini stessi.

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