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Eroica Fenice

MDLSX, Motus alla Galleria Toledo

MDLSX, i Motus alla Galleria Toledo

Il cambiamento necessario è talmente profondo che si dice sia impossibile, talmente profondo che si dice sia inimmaginabile. Ma l’impossibile arriverà e l’inimmaginabile è inevitabile.

Suggestioni. Rottura. Molteplicità. Diverso. Monomeri di un mosaico complesso, sconfinato nelle trame, negli intrecci e nelle idee messe sul palco. Questo è MDLSX, l’ordigno sonoro dei Motus, in scena fino al 6 dicembre alla Galleria Toledo. Un viaggio che vede, protagonista e musa, la minutamente giunonica Silvia Calderoni che dà voce, corpo, anima e ricordi a questa introspezione accurata del sesso e del gender. Accompagnata da un microfono, luci psichedeliche e da una playlist anni 80’-90’ (si va dagli Smiths ai Talking Heads, passando per i College & Electric Youth) l’attrice non interpreta solo Cal del romanzo “Middlesex” di Jeffrey Eugenides ma si erge a manifesto del dissenso a qualsiasi ideologia, crisma o categoria societaria.

MDLSX, egostasi sonora e visiva

MDLSX è uno spettacolo che fa della interdisciplinarità uno dei suoi punti di forza. Pochi sono gli elementi di scena: un dj-set, un computer e una webcam collegata ad uno schermo a forma di oblò nel quale vengono proiettati, all’occorrenza, anche filmini di famiglia della stessa attrice. La scenografia è affidata, quindi, alle luci che giocano, insieme alle coreografie, un ruolo fondamentale nello scandire il tempo teatrale della pièce. Ad ogni ricordo narrato segue, perciò, una liberazione catartica, una tribale e sempre diversa danza atta a mimare gli status emotivi e a demonizzare tutti i risvolti che derivano dall’empatica evoluzione del proprio corpo. E il corpo di Calliope, che da ragazzina sfiorava le forme femminili, improvvisamente rivela la sua doppia natura. Né uomo, né donna, la protagonista è ermafrodita, e gli ermafroditi, come gli eunuchi, sono considerati mostri. Mostro, questa parola risuona nella sala con una eco devastante ma essenziale. Questa epifania, infatti, rende palese l’insufficienza e la pochezza del lessico e della mente umana che non è in grado di comprendere l’altro ma fa della propria egostasi un centro di gravità permanente. 

Ermafroditismo e la ricerca disperata del Noi

Ci sono le donne, le f, gli uomini, gli m, e poi? Tutto ciò che è in mezzo a questa costruzione fa fatica ad essere riconosciuto; gesta da anni in un limbo di non battezzati; Su di loro, su quei “loro” che non riescono a diventare “noi”, punta con vigore i riflettori questo caotico mosaico drammaturgico, nel quale si evidenzia la necessità di una brusca virata culturale che prenda origine dal ritorno all’essenza e alla sua primaria costituzione: l’io 

Cal, quindi, in realtà, non è un manifesto, è semplicemente Cal. Ma il percorso tortuoso che la sua persona dovrà attraversare non passa soltanto attraverso le ristrettezze ideologiche della società. Il primo ostacolo da superare è l’accettazione di sé da parte del proprio io. E la ruvida bellezza di questo dramma sta proprio nell’aver reso alla perfezione i momenti, gli accenti e i chiaroscuri della psiche di chi si trova a dover fare i conti con un corpo definito mostruoso dalle enciclopedie.  

Un orgiastico trionfo di citazioni, evocazioni letterarie e confusi frammenti di storia e finzione. Motus sono riusciti, ancora una volta, a catalizzare la scena, a shockare il pubblico con uno spettacolo imbastito sulla straordinaria bravura di Silvia Calderoni che ha avuto il coraggio di mettersi, letteralmente e non, a nudo sul palco, riuscendo, così, a lasciare una traccia indelebile negli spettatori. 

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Motus
MDLSX

con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
suoni Enrico Casagrande
in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirli

produzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari
promozione Italia Sandra Angelini
distribuzione estera Lisa Gilardino

Orario spettacoli
feriali ore 20.30 / domenica ore 18

Jundra Elce

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