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Eroica Fenice

Michele Placido al Teatro Cilea

Al Teatro Cilea di Napoli, dal 21 al 24 gennaio 2016, Michele Placido e Maria Nazionale portano in scena “Serata d’onore“, un eccezionale viaggio di poesia, cinema, musica e teatro che crea un dialogo diretto e senza filtri tra gli artisti e gli spettatori.

Michele Placido interpreta il meglio della cultura del nostro Paese

Punto di partenza è una semplice serata informale tra amici, portata questa sera sul palco del Cilea; una performance recitata senza copione, che si serve di poche linee direttive e di tanta improvvisazione, a tratti forse più spontanea del dovuto, ma per questo mai scontata. Il dialogo tra Michele Placido e gli spettatori è interrotto a più riprese dagli intermezzi musicali di due eccezionali musicisti: il cantante Gianluigi Esposito e il musicista Antonio Saturno, due figure che racchiudono nel loro talento il bagaglio culturale della musica napoletana, di cui ci offrono un excursus che allieta un pubblico maturo, nato e cresciuto con le note di queste pietre miliari, ma anche uno più giovane, prossimo ad accostarsi alle radici di una cultura che appartiene a tutti.

La serata comincia con “Era de maggio” di Salvatore di Giacomo, che lascia spazio a un Michele Placido che, omaggiando Massimo Troisi e il suo ultimo capolavoro cinematografico “Il postino”, recita “La notte nell’isola” di Pablo Neruda. Subito dopo, Maria Nazionale inaugura il suo ingresso con “Nun me scetà“, una canzone di Ernesto Murolo, musicata da Ernesto Tagliaferri. Ciò che rende questa serata particolare nel suo genere è l’assoluta ecletticità e differenziazione di ciò che viene offerto agli spettatori: Michele Placido recita abilmente “L’uccelletto” di Trilussa; dopo “La pansè” e “Voce ‘e notte“, Placido prosegue speditamente con Eugenio Montale (“Ho sceso, dandoti il baccio“) e Guido Gozzano (“Le golose“), per poi lasciare spazio con “‘A tazza ‘e café” di Roberto Murolo. Michele Placido riesce così a barcamenarsi tra uno stile recitativo goliardico e disimpegnato, e uno più grave e carico di pathos.

Napoli, protagonista indiscussa della scena

Napoli è, chiaramente, presenza costante nei discorsi e negli aneddoti di Michele Placido; Napoli è infatti una città che si adatta e resiste da sempre alle influenze esterne, vive reinventandosi ogni giorno. Maria Nazionale canta quindi Napoli, che è “rosa, preta e stella”, ossia “Carmela” di Sergio Bruni, un personaggio che dagli anni ’70 in poi segnò uno spartiacque tra la vecchia e la nuova canzone napoletana. Ma il centro della serata è dominata, ovviamente, dalla figura imprescindibile di Eduardo de Filippo e dalla sua Napoli milionaria, di cui tutti cantano insieme “Simm ‘e Napule paisà” (versi di Peppino Fiorelli e musica di Nicola Valente) e di cui Placido recita l’ultima toccante scena, quella che rimanda alla celebre frase “Adda passà ‘a nuttata“.

Maria Nazionale prosegue la sua performance canora, costantemente alternata a quella di Michele Placido, con “I’ te vurria vasà“, “Me chiammo Maria“, “È colpa mia” (scritta dagli Avion Travel). Placido, infine, chiude la serata cambiando di nuovo drasticamente registro stilistico, stavolta recitando in mezzo al pubblico un estratto della Divina Commedia, quello del colloquio tra Dante e Francesca, emblema della donna forte, condannata a trascorrere l’eternità a volteggiare nell’etere infernale insieme a Paolo, pagando una pena per un amore che “ancor non l’abbandona”.

Tammurriata nera” rompe l’atmosfera di drammaticità creata dal monologo di Francesca, chiudendo così questa prima Serata d’onore, che avrà altre tre repliche il 22, 23 e 24 gennaio.