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Eroica Fenice

Minetti

“Minetti” di Marco Sciaccaluga al Mercadante: un elogio della follia

Il 31 gennaio è tornato sul palcoscenico del Teatro Mercadante l’attore Eros Pagni, protagonista dello spettacolo Minetti – testo di Thomas Bernhard – nella versione italiana di Umberto Gandini e la produzione del Teatro Stabile di Genova, con la regia di Marco Sciaccaluga.

Il vecchio Minetti, nella notte di san Silvestro, aspetta nella hall di un albergo di Ostenda un fantomatico direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear.

Fuori nevica e la hall diviene rifugio-palcoscenico per l’attore, che evoca frammenti della sua vita, ora reale, ora immaginaria, rivolgendosi al personale dell’hotel, a una bizzarra signora che non va mai a letto se non ha bevuto prima almeno due bottiglie di champagne ed infine ad ragazza in attesa del suo fidanzato.

Minetti, come Marcel Duchamp, è irriverente, stravagante e provocatore. È un grande attore del passato, caduto in disgrazia ed allontanato dalle scene. Cerca il riscatto spendendo tutte le sue risorse per il biglietto di un treno solo andata verso la speranza. I suoi ricordi, ritagli di giornale ed una “maschera”, sono chiusi in valigia, metafora del viaggio.

L’uomo è l’attore ed il mondo è il teatro. Il teatrante è un fingitore. La maschera come simbolo, come filtro, come menzogna o come mimesi; in tutti i casi, strumento per il raggiungimento di una verità.

Minetti e il rifiuto della logica secondo Marco Sciaccaluga

Minetti è un neo-dadaista che mette in discussione la realtà rifiutando ragione e logica. Enfatizza la stravaganza, la derisione, l’ umorismo.

Gli avventori dell’hotel sono sospesi in uno spazio surreale, in un ambiente isolato dalla neve, dove protagonista è l’attesa. In fin dei conti la vita non è altro che un susseguirsi di attese. Attesa che fa ancora più bella la ragazza. Ecco: tutto, è il contrario di tutto; anche la logica del tempo. Allora, sola una cosa può legare il vecchio e la giovane, il presente e il passato: la musica.

L’ultima provocazione di Minetti è il vomitare la verità dal palcoscenico; il vero artista, a suo dire, è nauseato dal pubblico e la sua espressione artistica si concretizza in un atto dadaista contrario alla ragione e al buon senso, ma perfettamente in linea con l’arte perché tra “tutte le menzogne, l’arte è ancora quella che mente di meno”.

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