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Eroica Fenice

Misura

Misura per misura: Shakespeare alla Galleria Toledo

La magistrale regia di Laura Angiulli modella tra le sue mani un nuovo testo classico inglese (dopo l’adattamento di Peccato fosse puttana di Ford). Stavolta si tratta di Misura per Misura di Shakespeare, in scena alla Galleria Toledo, dal 22 al 30 Novembre. Misura per misura è una commedia problematica, perchè in bilico continuo tra commedia e tragedia. Ed è un grande intreccio poliedrico di amori, inganni, giochi di seduzione, scambi e situazioni paradossali, di quelle che solo il Bardo sapeva legare e slegare con tale maestria.

Vienna. Il Duca Vincenzo, in partenza per un viaggio d’affari affida il regno ad Angelo, un uomo gretto e meschino. Il suo primo provvedimento è quello di condannare a morte Claudio, per aver ingravidato Giulietta, prima di prenderla in sposa.
Ma il meschino Angelo, all’apparenza virtuoso e composto, cova in sè le stesse pulsioni lussuriose di Claudio. A sua volta si invaghisce di sua sorella, la novizia Isabella, e pattuisce che l’unico modo per salvare la vita del prigioniero sia che Isabella si conceda a lui per una notte.
A questo punto, il Duca, che in realtà è rimasto a Vienna travestito da frate, suggerisce alla novizia virtuosa un altro modo per salvare il fratello senza macchiare la sua purezza. Stabilire un incontro al buio e fare in modo che a esso si presenti Mariana, prima promessa sposa di Angelo e poi da lui ripudiata. Il resto è un insieme di macchinazioni, tranelli, peripezie in grande stile shakespeariano.

Misura per misura: scavo nella moralità dell’uomo

Misura per misura mostra come la menzogna si paghi con la menzogna e la virtù con la virtù.
Shakespeare è maestro nel descrivere il peccato, ponendosi come giudice celato, che non condanna nè santifica, che riconosce gli umani istinti e le debolezze dell’uomo, senza troppe pretese. Ma allo stesso tempo battendosi per il ricongiungimento di un certo equilibrio originario.
La moralità che emerge da questa piéce è spaventosa, è truce, è cruda. Il perdono non è contemplato nel modo tradizionale. Il peccatore deve subire gli effetti della colpa che ha commesso, stringere tra le sue braccia il peccato da lui scelto. Solo così si può ripristinare l’equilibrio. Due colpe si elidono e si ritorna innocenti.

Lo stile di Laura Angiulli è inconfondibile. Una sua caratteristica portante è presentare da subito tutti i personaggi sulla scena, nella penombra e in secondo piano, immobili in un gesto che già ce ne presenta la personalità. E poi, attraverso un gioco di luci e a seconda della struttura scenica, focalizza la nostra attenzione su ogni loro azione e movimento.
Bisogna prestare attenzione ai movimenti di ciascun personaggio. Nelle mani, negli occhi, nelle espressioni  c’è una storia che gli attori  sono bravissimi ad interpretare.
L’atmosfera sulla scena è cupa, specchio di una società pronta ad accantonare la sua moralità per il soddisfacimento di un vizio. Risulta facile in questo buio confondere  amore e lussuria, moralità e a-moralità, giusto e sbagliato. Ma in ogni storia di Shakespeare c’è sempre un giudice che, alla fine, darà il suo responso.
Le figure del Bardo sono tutte fortemente umane. Impregnate di passione, di istinto, di peccato e talvolta di redenzione.
La Angiulli sa cogliere le sfaccettature di ogni personaggio e al tempo stesso sa attualizzarlo. Merito anche di una compagnia composta da tanti giovani talenti (Gianluca D’Agostino, Vittorio Passaro), accanto ad altri dalla grande esperienza e versatilità (Federica Aiello, Agostino Chiummariello).
Perchè le passioni sono universali e  Misura per misura è un poema eterno che percorrendo i secoli è arrivato sino a noi, mettendo in scena le nostre stesse passioni. I nostri stessi peccati.

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