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Eroica Fenice

Mutamenti

Mutamenti presenta Cenerè. Intervista a Rosario Lerro e Luigi Imperato

Sabato 19 Dicembre 2015, andrà in scena presso il Teatro Civico 14 di Caserta, la nuova produzione targata Mutamenti: Cenerè.

Lo spettacolo replicherà tutti i fine settimana fino al 3 Gennaio 2016.

Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato i registi Rosario Lerro e Luigi Imperato che ci hanno parlato di questo nuovo interessantissimo progetto.

Mutamenti presenta Cenerè

Nuova produzione Mutamenti/Teatro Civico 14, ancora una volta vicino ai ragazzi. Dopo I vestiti nuovi dell’imperatore del 2010 e Il sogno di Rosaspina del 2013, Cenerentola (Cenerè) si fa casa nel piccolo spazio casertano. Non sembra una scelta casuale.

Pensare all’educazione di un pubblico anche molto giovane è sempre stato nelle nostre intenzioni, fin dall’apertura. Abbiamo sempre immaginato il Civico come uno spazio per tutti in cui confrontarsi con temi sociali forti ma anche come luogo di narrazione di storie, sempre attraverso la ricerca di linguaggi nuovi o quantomeno diversi.

Dalla Cina a Basile, da Perrault ai fratelli Grimm. Fino al Teatro Civico 14. Cosa c’è ancora da dire su Cenerentola, la compagnia Mutamenti come la vede?

Nella nostra riscrittura scompare completamente l’elemento magico. La storia di Cenerentola è raccontata attraverso la cattiveria delle sorellastre e della matrigna e la volontà di una giovane donna di “riscattarsi”. Cenerentola esprime un desiderio. Quello di liberarsi dall’oppressione di una famiglia che la emargina, che la considera “diversa”, che la esclude. La nostra Cenerentola non ha bisogno di fate, anche se in un primo momento crede di non poterne fare a meno; sarà proprio la delusione per l’assenza della magia a renderla donna, non più bambina, a regalarle il coraggio di un’azione semplice che nell’infanzia e nell’adolescenza sembra uno scoglio insormontabile: attraversare una porta, entrare in un festa e mostrarsi al mondo per quello che si è.

Cenerentola ha influenzato i sogni di milioni di bambine. Alla ricerca di un amore, di un principe azzurro che molto spesso, nella realtà, quanto meno si è rivelato avere un altro colore. Il femminicidio ne è una prova. Cenerentola, dunque, è una figura passata, obsoleta, o i nostri occhi hanno visto male? Cenerentola voleva dirci altro? Abbiamo frainteso?

Nell’immaginario comune la Cenerentola è quella della Disney che sembra non voler altro che “maritarsi”. Ma è anche molto altro. Innanzitutto nelle sue versioni più antiche è una fiaba “cruda”, estremamente vera che ci parla della difficoltà dei rapporti familiari e non solo della ricerca di un amore. La nostra Cenerè è anche una ragazza che decide che per ottenere quello che vuole non ha bisogno di fate e di incantesimi, ma si espone ed esprime in prima persona. È una figura in qualche modo più moderna, più consapevole e meno sottomessa di quella che siamo abituati ad immaginare. E poi il principe azzurro non è solo l’uomo della vita. Il principe è anche il passaggio all’età adulta così come la perdita della scarpetta racconta della scoperta della sessualità. Ci sono talmente tante versioni di Cenerentola che possiamo considerarla un classico, forse addirittura un “mito” col quale è sempre interessante confrontarsi.

Cenerè precede di qualche giorno l’uscita al cinema de Il Piccolo Principe, altro capolavoro giovanile. Queste scelte sembrerebbero segnali. In questo momento storico davvero troppo difficile da comprendere, la letteratura d’infanzia quanto potrebbe aprirci gli occhi? Ci siamo allontanati troppo da quella purezza?

Provare ad allontanarsi dalla “concretezza” della quotidianità e ragionare per immagini e metafore può rendere più leggibile anche la realtà che ci circonda. Le fiabe e le favole nelle loro versioni originali sono molto più concrete e sincere di quelle che siamo abituati a leggere ai nostri bambini. Sono un potentissimo strumento educativo, possono mostrare la cattiveria del mondo ed aiutare i bambini a comprendere. E poi le fiabe raccontano la vita, parlano di temi assoluti che sono sotto gli occhi di tutti. Citando Calvino: “Io credo questo: le fiabe sono vere, sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”.

Roberta Magliocca