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Eroica Fenice

Non farmi ridere, sono una donna tragica

Non farmi ridere, sono una donna tragica: studio sull’amore

Non farmi ridere, sono una donna tragica è uno spettacolo in scena dall’11 febbraio al 28 al Nuovo Teatro Sancarluccio. Lo spettacolo, che si presenta come una commedia divertente e leggera, ed ha come sottotitolo “studio sull’amore… inutile“, in linea, in questo senso, con lo spirito col quale si propone al pubblico, analizza il concetto di amore nella sua essenza più vera: l’amore privo di risvolti utilitaristici di ogni sorta, l’amore sincero, quello che nasce per un moto spontaneo dell’anima e rivolge la propria attenzione all’altro, l’altro che diviene elemento necessario per la realizzazione dell’individuo.

Nell’atto amoroso due esistenze, l’amante e l’amato, vivono in simbiosi l’uno per l’altro e questo è espressione necessaria per l’uomo stesso. Cosa sarebbe l’uomo senza l’amore? Molto probabilmente solo una macchina, una macchina incapace di sentire e provare emozioni e sentimenti di affetto, benevolenza e amore, sincero e disinteressato, o meglio interessato unicamente al bene ed alla felicità che all’altro si dona. E se l’amore viene vissuto non nella sua più vera essenza? Si soffrirebbe, si vivrebbero delusioni, e questo perché si cercherebbe nell’altro ciò che a noi manca; ma questo bisogno sarebbe la vera espressione dell’amore? Questi sono i pensieri espressi nello spettacolo Non farmi ridere, sono una donna tragica, sebbene sottesi alla comicità leggera delle vicende messe in scena. Non farmi ridere, sono una donna tragica è uno spettacolo interpretato da Gea Martire e Massimo Andrei, il quale, oltre che interprete, è dello spettacolo anche autore e regista, ed è prodotto e proposto dalla società di produzione teatrale “Tappeto volante”.

Lo spettacolo Non farmi ridere, sono una donna tragica, inoltre, è inserito all’interno della rassegna Teatro e Psicoanalisi curata dalla dottoressa Alessia Pagliaro, e ne costituisce il secondo incontro, dopo quello dello spettacolo La sposa, interpretato da Loredana Simioli.

In questo secondo appuntamento si è trattato proprio del tema dell’amore, del significato di questo sentimento e del valore che esso assume per l’uomo, nella sua individualità e nel rapporto con il prossimo e la società stessa. Le vicende e le battute sceniche che hanno costituito la trama di Non farmi ridere, sono una donna tragica, hanno costituito proprio il punto di partenza, lo spunto, per la trattazione di questi argomenti: la differenza tra il bisogno ed il desiderio, tra l’altruismo e l’egoismo nel rapporto amoroso, tra l’amore vero e qualcosa che l’uomo finge di credere che sia amore. Ecco la domanda che ha animato l’incontro curato da Alessia Pagliaro: cos’è davvero l’amore? L’uomo ne conosce praticamente una risposta che sia univocamente riconosciuta? O piuttosto, ne ignora il vero significato universale e ne avverte, quindi, l’esistenza, esclusivamente in risposta ad un proprio sentire individuale? È proprio su questi significati intimi ed individuali che si interroga maggiormente la psicoanalisi, su questa per l’uomo necessaria autoaffermazione del sé, ed è proprio su questo che nel secondo incontro della rassegna Teatro e Psicoanalisi ci si è soffermati a riflettere, su questo misterioso sentire dell’animo, meraviglioso e sublime, questo sentimento che noi sovente chiamiamo amore.

Roberta Attanasio