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Eroica Fenice

Omicidio al Castello, buona la prima dei Chevordì

Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti indiziati. Il detective Mallory (Antonio Aliberto) ha riunito nel salone principale del castello Margareth Worthington, Greta Grüzenzmeyer, Harry Worthington, Ashton Piboty, i sospetti assassini della Contessa Worthington (Vittoria Imperatrice), ma un imprevisto cambierà le dinamiche dell’indagine. Questa è, in breve, la trama di Omicidio al Castello, spettacolo andato in scena domenica 11 giugno e che chiude la stagione del Teatro Immacolata.

Ispirato liberamente a “Il Mistero dell’assassino misterioso” di Lillo e Greg, la commedia, seppur leggera e scanzonata, vanta un impianto drammaturgico complesso, soprattutto per l’innesto di intermezzi di metateatro. Caduta la quarta parete, infatti, gli spettatori hanno la possibilità – squisitamente pirandelliana – di ascoltare dialoghi, litigi e manie di protagonismo dei singoli attori che hanno organizzato quella messa in scena soltanto per accattivarsi la simpatia di un fantomatico produttore presente in sala. E proprio questo voler emergere genererà, nella parte conclusiva dello spettacolo, il collasso della veridicità scenica con conseguente accavallarsi di finali e monologhi. Nonostante l’oggettiva difficoltà della scrittura, che lasciava, tra l’altro, grande spazio all’improvvisazione,  la giovanissima compagnia dei “Chevordì” non ha deluso, dimostrando, nel complesso, un buon affiatamento e talento da vendere.

Un Omicidio al Castello ben congegnato

Il comparto scenografico, i costumi e il disegno luci, risultano efficaci e non presentano quella patina di amatorialità che spesso avvolge, rovinando, di fatto, spettacoli di questo genere. La regia di Antonio Aliberto è solida e ben curata, e tutti i ragazzi coinvolti hanno saputo dare vigore, vita e una sfumatura personale ai propri personaggi. La verve comica Carmen Abagnato e di Gianluca Schinardi, e il carisma di Chiara Primavera, Salvatore Di Vaio e Guido Formichella, hanno fatto il resto. Un Omicidio al Castello ben congegnato, non c’è che dire, condito al punto giusto di gag, equivoci e no sense che hanno divertito per quasi due ore un teatro praticamente sold – out. Un plauso va, quindi, a tutta la compagnia, con l’augurio di trovare presto nuovi e sempre più prestigiosi palcoscenici da calcare.