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Eroica Fenice

"Ora di pranzo" di Giulia Lombezzi: l'io, l'altro e l'incomunicabilità

Ora di pranzo di Giulia Lombezzi: l’io, l’altro e l’incomunicabilità

Dal 23 al 25 marzo in scena alla Sala Ichòs – Teatro di drammaturgia moderna e di ricerca, di San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli, il tema dell’incomunicabilità e della difficoltà delle relazioni interpersonali in Ora di pranzo di Giulia Lombezzi, con la regia di Pietro Juliano.

Una famiglia qualunque si ricongiunge a tavola ogni giorno, ad ora di pranzo, in un momento di convivialità tradizionalmente dedicato al dialogo, alla comunicazione ed al reciproco confronto. Ma ogni aspettativa è subito delusa. Prigionieri dei propri mondi ed egoismi personali, ciascuno dei membri della famiglia volge le spalle all’altro, intorno ad un tavolo sul quale incombe la presenza costante del gatto di famiglia, immobile spettatore del turbine di deliri e fraintendimenti che intorno a lui prendono vita.

Sulle tre sedie, un padre distratto (Giuseppe Giannelli), assorbito dal lavoro e dai social network, una madre stanca e insoddisfatta (Teresa Addeo), una figlia ribelle (Angela Rosa D’Auria) che continuamente interferisce nel rapporto tra i genitori. A completare il quadro, una nonna affetta da demenza senile (Cinzia Annunziata), che rimbalza da una parte all’altra della scena, mettendo a dura prova l’equilibrio psichico già precario dei membri della famiglia.

Ora di pranzo di Giulia Lombezzi: egoismi quotidiani di un microcosmo familiare

Impossibile qualsiasi tipo di comunicazione: domande senza risposte, accuse reciproche, telefoni che squillano ed il mondo esterno che irrompe prepotentemente in una sala da pranzo in cui delle persone si ritrovano sedute intorno ad un tavolo contemporaneamente, ma non insieme.

La giovane drammaturga Giulia Lombezzi affronta un tema da sempre centrale nella riflessione letteraria e drammaturgica, eppure sempre di grandissima attualità, quello della mancanza di comunicazione e della tendenza all’isolamento, riflesso di una società sempre più schiava dei propri bisogni personali ed incapace di ascolto ed apertura verso l’altro. E lo fa osservando, con estrema lucidità e momenti di spontanea comicità, una delle situazioni più comuni ed usuali della quotidianità di ciascuna famiglia, attraverso il buco della serratura di una casa qualunque, in cui, come un ciclo che continuamente si ripete, equilibri e dinamiche interpersonali si infrangono e si ricompongono ogni ora, ogni giorno.

Ora di pranzo rappresenta, mediante un rituale semplice come quello dell’ora di pranzo in famiglia, quei muri che ogni giorno ciascun individuo costruisce intorno a sé, seppure inconsciamente, ponendo se stesso al centro del mondo e perdendo la percezione di tutto ciò che c’è intorno. Ed il microcosmo familiare non è altro che una cartina di tornasole che rivela in piccolo una tendenza costante della società attuale, ulteriormente acuita e stigmatizzata dall’avvento dei social network.

Proprio come un cerchio che sembra chiudersi, ma sempre si riapre, lo spettacolo si conclude con la ripresa di una domanda che, durante le battute iniziali, la figlia pone al padre sul significato del termine lapalissiano. Un quesito che resta lì, sospeso a mezz’aria, e chiude momentaneamente il turbine degli eventi, ma per il quale è impossibile dire se arriverà mai una risposta.

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