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Eroica Fenice

Oscar W

Oscar W a San Domenico Maggiore per Vissi d’Arte

Oscar Wilde al teatro: celebre autore irlandese di fine Ottocento, poeta, drammaturgo e romanziere, dandy, esteta. Personalità enigmatica e brillante, ha fatto dell’arguzia nelle parole e della spregiudicatezza nell’agire i suoi caratteri distintivi, che ne hanno fatto uno dei personaggi più discussi della sua epoca.
La rassegna Vissi d’Arte, realizzata dal TRAM di Napoli, ha già abituato il pubblico, nelle scorse sere, a vedere l’arte catapultarsi sulla scena in tutta la sua concretezza. Abbiamo visto note opere pittoriche prendere vita e raccontarci la loro storia e splendide rivisitazioni in chiave teatrale di arti figurative.
Ma pochi personaggi, al pari di Oscar Wilde, hanno saputo fare della propria vita -citando Gabriele D’Annunzio- un’opera d’arte.
Straordinaria opera d’arte è Oscar W, pièce teatrale di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, portata in scena il 3 settembre al Convento di San Domenico Maggiore, per la rassegna Vissi d’Arte.

Oscar Wilde al teatro

Oscar W: una vita tra genio e sregolatezza, ascesa e declino

A vestire i panni di Oscar Wilde è Mariagrazia Torbidoni, che con il suo trasformismo e la sua irresistibile mimica incarna il genio dalla conversazione brillante e il vissuto scandaloso, la grande vittima dell’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana, che prepotentemente s’impone sulla scena con la forza evocativa delle sue stesse parole, estrapolate dalle sue opere, in un lungo monologo.
D’altronde, quali parole mai potrebbero raccontarlo meglio di così?
Si incontra sulla scena il drammaturgo, convinto che il teatro trarrebbe giovamento dalla mancanza degli attori e che la critica teatrale più utile sia quella che non si fa. L’esteta, che fa del bello la sua unica religione. L’abile  e brillante comunicatore, in grado di intrattenere, ammaliare e atterrire, allo stesso momento, l’interlocutore. L’amante generoso, che sacrifica finanche sé stesso. L’amante assassino, perché ognuno uccide l’oggetto del suo amore, come il pittore Basil Hallward che, involontariamente, col ritratto di Dorian Gray uccide e corrompe l’anima del giovane di cui è innamorato.
L’uomo fragile, che può resistere a tutto, tranne che alla tentazione.
Quella raccontata in Oscar W è la parabola di una vita tra ascese e rapidi declini, luci ed ombre: l’artista innalzato a tal punto dal pubblico, che lo acclama e disprezza insieme, rapidamente cade, affossato dalle critiche di una società oscurantista. Si ripercorre così sulla scena la tormentata storia d’amore con Alfred Douglas, ostacolata dal padre di questi, che denuncerà l’artista, costretto a scontare il reato di sodomia con la pena carceraria.
A prendere parte al processo che vedrà Oscar Wilde condannato all’abisso è il pubblico stesso, improvvisamente catapultato nella finzione di una trasmissione televisiva: inquietante monito di quanto la notorietà possa facilmente innalzare ed affondare un uomo sotto gli occhi della società tutta.
Attraverso un vorticoso intreccio di eventi e personaggi che appartengono tanto alla vita quanto alle opere – frequenti le citazioni ed i riferimenti al celebre romanzo Il Ritratto di Dorian Gray -, lo spettatore verrà trascinato nella vita di un’artista che è essa stessa arte e sa riscoprire tra le righe delle sue opere la traiettoria esistenziale dell’artista.

Oscar Wilde al teatro