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Eroica Fenice

Pane: il nuovo libro di de Giovanni presentato al Diana

Pane: il nuovo libro di de Giovanni presentato al Diana

“Quanta vita, quante vite. E quanto buon odore di pane, in città. Se non ci fosse anche il delitto. E così, in mezzo a una mattina di fine settembre che assomiglia già all’autunno, fresca e luminosa, mi ritrovo a camminare per le strade deserte di un’alba di metà giugno. Sento nell’aria la promessa dell’estate. Sento altri odori e una strana euforia, faccio un lavoro normale e diverso. Preparo il pane, sono il Principe dell’Alba. E sto per morire ammazzato. Benvenuti, Bastardi. Facciamoci quest’altro viaggio”.

Maurizio de Giovanni presenta il suo nuovo libro, Pane

Martedì 29 novembre si è tenuto presso il Teatro Diana l’incontro tra Maurizio de Giovanni e i lettori per la presentazione del suo nuovo libro, Pane per i bastardi di Pizzofalcone, edito da Einaudi. Sul palco grandi ospiti come Aldo Putignano, direttore della casa editrice Homo Scrivens, l’attrice Tosca d’Aquino e il regista Francesco Pinto. L’evento è stato organizzato grazie al supporto della libreria vomerese Iocisto, che ha realizzato tra l’altro anche l’originale packaging in cui è stato venduto il libro: una busta marrone che i fornai spesso usano per incartare il pane, evidente richiamo al libro che si potrebbe divorare facendo sparire anche le briciole.

Siamo al quarto episodio della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, una squadra formata dopo l’allontanamento di quattro agenti dal commissariato di Pizzofalcone per il loro coinvolgimento nello spaccio di droga. Alle vicende intime dei vari personaggi, tra cui primeggia il commissario Lojacono, vengono intrecciati i casi che ogni volta devono essere risolti. In particolare, nell’ultimo libro, un uomo viene ucciso all’alba: è il panettiere del quartiere, Pasqualino. Tutto fa credere che sia stata un’esecuzione in piena regola, poiché qualche giorno prima Pasqualino aveva denunciato le attività illecite di un clan camorristico. Ma Lojacono non la pensa così, è convinto che le cose siano andate in un altro modo.

Il pane, Napoli, il vecchio e il nuovo

Il titolo del libro farebbe pensare in primo luogo all’uccisione del panettiere. In realtà, come spiega lo stesso scrittore, il pane simboleggia anche una difficile transizione dal vecchio al nuovo. Oggetto scontato e umile, passa inosservato per certi versi, ma per altri è stato considerato talmente fondamentale da essere assunto addirittura a metafora.

Buono come il pane, dare via come il pane, il pane del perdono… una condizione ambivalente la sua, tanto semplice quanto complessa. Oggi il pane che riesce a mietere un largo consumo è quello di fattura industriale, economico ma scadente, a differenza, invece, di quello fatto con lievito madre, caro e durevole nel tempo, un prodotto quasi antieconomico che pochissimi ormai si ostinano a comprare, la cui produzione rappresenta un retaggio testardo della tradizione.

La conflittualità tra i due aspetti di un unico oggetto, la loro impensabile conciliazione, ha ispirato de Giovanni, spingendolo a scrivere la storia del vecchio ucciso brutalmente e frettolosamente dal nuovo. 

Ma Pane non è solo questo. È soprattutto il rapporto problematico con la camorra, spesso usata come ombrello per coprire la corruzione e gli atti illeciti, troppe volte additata come alibi per situazioni di per sè già marce. È Napoli nella sua materia più cruda e viva, è la Napoli ingannevole e sfuggente, la città iridescente dalle mille contraddizioni che de Giovanni conosce profondamente, perché profondamente radicato in essa. Gli innumerevoli palpiti che nascono dal petto della collina di Pizzofalcone si diffondono sotterranei nell’intera area urbana, fino ad abbracciarla tutta e a farla diventare un cuore pulsante che diffonde linfa vitale a ritmo regolare.

Pane è la Napoli friabile come il pane industriale che si morde sotto i denti rabbiosi, duro perché poco raffinato, una pietra pesante da portare come talismano sul cuore.