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Eroica Fenice

Peccato fosse puttana John Ford

Peccato fosse puttana: John Ford alla Galleria Toledo

Peccato fosse puttana è lo spettacolo andato in scena alla Galleria Toledo ieri 28 Giugno, per la rassegna Napoli Teatro Festival.  Il testo è tratto dal capolavoro di John Ford, la regia è di Laura Angiulli, con Alessandra D’Elia, Federica Aiello, Gianluca D’Agostino, Gennaro di Colandrea e Vittorio Passaro.

Il dramma elisabettiano rivive prepotentemente in questo spettacolo tratto dal testo che John Ford, uno degli ultimi esponenti della drammaturgia elisabettiana, rappresentò per la prima volta nel 1632.
Tratta una storia di incesto e di un delitto, di un massacro di innocenti, che in realtà innocenti non sono.

Siamo a Parma nel ‘600, di fronte ad una società perversa e corrotta, che vede nell’inganno la normalità, nella menzogna la prassi; è una società brutale che vive di meschinità coltivate con passione sprezzante.
Due fratelli si amano e vivono la loro relazione in maniera incestuosa, non curandosi delle etichette. Intorno a loro una sete di vendette, intrighi, tranelli, bugie faranno forse apparire il loro peccato, terribile e contro natura, ordinario, perché contornato da altrettanto grigiore.

Il peccato è insito ovunque nel dramma di John Ford

In Peccato fosse puttana non vi sono colpe perché non vi sono eroi. Nessuno è buono e nessuno ne uscirà vincitore. Il sottile filo che separa ciò che è giusto da ciò che non lo è, è molto labile. Gli uomini sono peccatori e la salvezza non è contemplata.
Questo messaggio è portato in scena da personaggi emblematici che incarnano modi di essere e luoghi comuni della società del tempo – c’è il matrimonio combinato e numerosi pretendenti che si fanno avanti sfoggiando il loro patrimonio e le loro cariche, c’è il soldato che rinuncia al suo valore per macchiarsi di delitto per capriccio, una ragazza incontentabile, una nutrice pettegola,  il signore ferito nell’orgoglio che progetta vendetta. Vizi tipicamente umani, forse veniali, forse no. Non sta a noi giudicarlo.

Nonostante quest’apparente astenersi da qualsiasi giudizio, la condanna ci sarà e sarà totale, perché il teatro elisabettiano punisce e colpisce tutti in egual misura: è un teatro che descrive le passioni umani nel loro carattere animalesco, pertanto nella loro sincerità, è un teatro senza falsità, consapevole che nell’uomo esistono due nature inseparabili.

Riscoprire la classicità del teatro elisabettiano in un contesto sociale come quello odierno come accade in Peccato fosse puttana, non così diverso dalla realtà, può essere edificante.  Chi noi oggi può dirsi innocente? La menzogna e l’inganno ci appartengono.  E vederli rappresentati in questo modo sincero, senza scherno, senza filtri, anzi anche con sottile ironia, è piacevole  può aiutare a scoprirci.

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