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Eroica Fenice

Penelope Tango al Teatro Sancarluccio

Il 24 marzo al Nuovo Teatro Sancarluccio, Via San Pasquale a Chiaia, 49 è andato in scena Penelope Tango realizzato dalla compagnia di Licia Amarante e Antonella Valitutti. Questo intimo spettacolo dalle voci femminili è una delle tappe percorse dalla rassegna Girls che il teatro San Carluccio ha ospitato oramai per tre settimane e che è dedicato esclusivamente alla rappresentazione del mondo delle donne, di oggi e di ieri.

Penelope Tango è un dialogo a due tra la regina di Itaca che tutti crediamo di conoscere, cioè colei che attendeva e solo amava il suo sposo lontano, e una donna moderna, scissa tra l’essere fedele ad un destino spietato e intriso di un amore grande ma concluso e la ricerca di un nuovo modo di amare. Per quanto possa sembrare paradossale, il punto di vista della regista, non è rivolto solo alle donne che sono vittime di convenzioni storiche, ma in un certo qual modo, quasi tenero, invita gli uomini a riconsiderare il proprio valore sociale tenendo presente che la superbia e l’eccesso di libertà personale, l’ambizione sfrenata e il desiderio di autonomia, saranno pagate a caro prezzo. Marika Mancini (la “Penelope contemporanea”) non tarderà a dire che non si può attendere tutta la vita qualcuno che in realtà tutte le donne lascerebbero andare se fossero sicure di loro stesse. E su questa e su altre considerazioni simili, a poco a poco, la musica tradizionale del tango si fa spazio; il ritmo entra nelle vene delle protagoniste pur rimanendo i passi lievi e appena accennati, quasi a far intendere che la passione per la vita è sempre presente nel proprio cuore e prescinde da qualsiasi uomo  spinga le donne a soffrire, a rinunciare alle proprie identità.

Su di una scena che solo forse al Sancarluccio poteva costruirsi, semplice, timida, intima e intensa, la Penelope interpretata dalla Valitutti entra ed esce da una cabina-telaio, accendendo e spegnendo i toni, riportandoci indietro e avanti nel tempo, in attesa solo della voglia di non attendere altro tempo per rimpredere lo spazio che spetta a chi ama e soffre e che, nella letteratura, spesso è una donna.

Secondo l’interpretazione di Marika Mancini le donne della letteratura e della realtà che soffrono così tanto, sono moltissime, un popolo intero e, in un certo senso, Penelope è la loro regina.

I rinvii continui ma sottesi al testo omerico e la breve durata complessiva dello spettacolo (meno di un’ora) contribuiscono a che il messaggio resti chiaro, risalta un testo per nulla ridondante, come se volesse lasciare il tempo ad ogni spettatore per ritornare a casa e pensare a quanto si è ascoltato, perchè è uno spettacolo per le donne che ora vivono e vogliono sentirsi vive.

Penelope Tango al Sancarluccio

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