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Eroica Fenice

Peppino Mazzotta al Ridotto del Mercadante: la storia di "Giuseppe Z."

Peppino Mazzotta al Ridotto del Mercadante: la storia di “Giuseppe Z.”

 

Dal 14 al 19 marzo, Peppino Mazzotta, noto braccio destro del Commissario Montalbano, porta in scena, in prima nazionale al Ridotto del Mercadante, “Giuseppe Z.”. A fare da cornice allo spettacolo, di cui il famoso attore di origine calabrese è autore, regista e interprete nel ruolo del protagonista, è la scenografia, minima ma essenziale, realizzata dalla Cattedra di Scenografia del prof. Luigi Ferrigno dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Giuseppe Z. non è un anarchico, Giuseppe Z. non è un comunista. Sebbene chiunque intorno a lui cerchi di definire e classificare il suo comportamento, Giuseppe con la politica non ha proprio niente a che fare. L’unica condanna di Giuseppe è quella di appartenere al mondo dei poveri, quel mondo nel quale è nato lui, e prima di lui suo padre, e dal quale ha tentato di fuggire tredici anni prima, lasciando “’u paese” e imbarcandosi su un piroscafo diretto verso l’oltreoceano. Ma la speranza di un una vita migliore lascia subito il posto alla nuda e cruda realtà, alla quale Giuseppe, emigrato semianalfabeta, non ha intenzione di piegarsi.

Ed è con un gesto di ribellione che la sua piccola ed umile storia entra in contatto con la storia grande, quella dei potenti e dei ricchi del mondo, ed assume i contorni di una missione universale di riscatto. Per tutti i poveri del mondo, per tutti i sottomessi, Giuseppe spara cinque colpi di pistola in un parco, dove sta per tenere un discorso il Presidente, con quella pistola nascosta sotto il materasso ed acquistata non per essere utilizzata, ma “per farsi ascoltare”.

La vicenda di Giuseppe (Peppino Mazzotta) in una società dominata dalla logica capitalistica

In un mondo governato dal dio denaro e in cui gli umili sono abbandonati al loro destino, Giuseppe rappresenta il grido disperato di chi non ci sta a far parte di questa realtà e rifiuta di essere un ingranaggio nella macchina dei potenti del mondo. Il suo non è altro che un atto simbolico, un “no” urlato in faccia ai fautori di quell’ideologia che tratta tutto alla stregua di “merce”, dalla quale è possibile salvarsi solo uscendo dalla Storia e potendo finalmente affermare: «Da qui in avanti, da me in avanti. Io cambio.»

Sulle note del famoso trombettista napoletano Ciro Riccardi, gli attori (lo stesso Mazzotta, Marco Di Prima, Salvatore d’Onofrio, Giulia Pica) si avvicendano sulla scena in un chiaroscuro di luci ed ombre (curate da Cesare Accetta) che contribuiscono a rendere le scene (di Grazia Iannino) suggestivamente malinconiche e, insieme ai costumi (di Marianna Carbone), ci portano indietro nel tempo attraverso la vicenda di Giuseppe, “uno di quegli incredibili, inconcepibili, inammissibili matti che non si possono rieducare né paternamente legittimare”, ma per il quale è impossibile non provare una bonaria e sincera simpatia.

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