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Eroica Fenice

parola patria Laura Angiulli

Per mettere una bandiera sul muro

Ti sei mai sentito straniero, come smarrito, nelle infinite vie della burocrazia? 

PER METTERE UNA BANDIERA SUL MURO, riscrittura del romanzo IL CASTELLO di F. KAFKA. Francesca Caprioli con: Gabriele Abis, Gabriele Anagni, Simone Borrelli, Flavio Francucci, Laurence Mazzoni, Eleonora Pace e Paola Senatore; musiche di Stefano Caprioli. 20 e 21 giugno ore 19:00 al ridotto del Teatro Mercadante ricreano per la rassegna Napoli Teatro Festival Italia  la giusta atmosfera Kafkiana in cui è impossibile non immedesimarsi in K.

K irrompe in un ordine costituito dalla città, come nel mito di Pan, ma non riesce ad integrarsi. Viene chiamato dal castello per lavorare come agrimensore ma “del suo lavoro non ce n’è bisogno”, con un giovane messaggero del castello instaura un sincero rapporto, ma viene sempre interrotto dai contadini impauriti dalla sua presenza. K vorrebbe solo il suo posto come grida all’ostessa, ma al villaggio tutti gli sono nemici e lo vogliono cacciare. Il castello è sede di  una complicata burocrazia e gerarchia che amministra il villaggio con infinite e contraddittorie leggi. I cittadini accettano queste leggi e le usano come scudo per (re)spingere K e farlo sentire uno straniero. La messa in scena è la storia degli inutili tentativi di K di capire il mistero della sua chiamata e far capire ai cittadini il motivo per il quale lui è lì.

Per mettere una bandiera sul muro, un viaggio nel paradossale 

Coinvolgente, energico e risulta chiaro pur essendo legato al simbolismo. Scene di massima tensione si alternano a scene di stile grottesco e comico. La scenografia è essenziale e ogni oggetto scenico è indispensabile per comprendere il dramma. Ricreano la percezione di smarrimento, soffocamento che la burocrazia e gli inutili tentativi di arrivare al castello creano in K. I personaggi che lo circondano sono stravaganti e creano un altrove di parvenza onirica, caratteristica comune all’immagine tra K e Frida che è celata, metaforicamente, dietro un sudario dove si scambiano un amore passionale ma, incapaci di comunicare.

K è metafora dell’uomo contemporaneo che si è perso nelle molteplici etichette che la società gli impone ed è intrappolato in un arcano e misterioso sistema, ma non rassegnandosi si dimena pur di arrivare al suo obiettivo.   

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.napoliteatrofestival.it