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Eroica Fenice

Per obbedienza, al Teatro Civico 14

Per obbedienza, con Fabrizio Pugliese, andato in scena il 21 e 22 novembre al Teatro Civico 14 di Caserta, è uno spettacolo di commuovente delicatezza e fascino. Racconta della vita di Giuseppe Desa, meglio noto come frate Giuseppe da Copertino (dal paese in cui nacque), il quale, considerato inizialmente come un giovane “idiota” e “voccapierto”, diviene frate venerato dalle folle per le sue straordinarie doti di mistico e di santo superando, grazie all’aiuto divino, prove eccedenti la portata del suo debole intelletto.

Dopo un’infanzia difficile a causa di alcune terribili vicende accadute al padre, del carattere eccessivamente duro della madre e della precoce morte dei fratelli, Giuseppe decide di seguire ciò che più lo affascina e lo incanta: la straordinaria bellezza della Madonna, colei che era solito chiamare “la Mamma mia”. Di fronte a tale bellezza da cui è pienamente investito, Giuseppe non può che piangere forte, e il pianto sarà un elemento ricorrente dopo ogni abbandono mistico. Le crisi mistiche, inoltre, producono una elevazione verso la sfera divina che nel caso del frate non investono solo lo spirito ma anche il corpo, causando quei “voli” che lo faranno venerare dalla gente come santo.

 Frate Giuseppe da Copertino, Santo per obbedienza

Pur cercando di fuggire la compagnia degli altri uomini e di ricercare una semplicità di vita dedicandosi alle attività più umili e a pratiche di mortificazione del corpo, frate Giuseppe non può sottrarsi per dovere di obbedienza agli ordini dei superiori che invece vogliono far conoscere a tutti l’incanto mistico da cui il frate è rapito e che lo porta a compiere dei veri e propri voli e a subire per questo persecuzioni e sofferenze. L’umile figura di Giuseppe finisce dunque per stagliarsi come una figura di gigante dalla eccezionale e affascinante biografia, proprio perché eccessiva e fuori dal comune rispetto ai parametri di giudizio dell’epoca in cui visse (XVII secolo) e ancor di più dunque rispetto ai nostri.

Fabrizio Pugliese, attraverso una recitazione e una scelta registica di straordinaria semplicità in cui è quasi assente ogni elemento scenografico e i movimenti sono ridotti all’essenziale, riesce non solo a evocare la semplicità di vita e d’animo che contraddistinsero la vita di frate Giuseppe, ma conferisce alla parola una potente carica attrattiva e un fascino magnetico.      

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