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Eroica Fenice

Piccoli Crimini Coniugali

Piccoli Crimini Coniugali, Schmitt all’Orto Botanico

“Quando vediamo un uomo e una donna davanti al sindaco o al prete, dobbiamo veramente chiederci quale dei due sarà l’assassino”. Piccoli crimini coniugali, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Erich Emmanuel Schmitt, narra le vicende di un uomo, Giulio (Antonio D’Avino, anche regista della pièce) che, in seguito a un non ben definito incidente domestico, perde la memoria e viene ricondotto a casa dalla moglie, Lisa, (Gioia Miale) la quale tenta di approfittarne plasmando, sull’involucro privo di ricordi che è diventato suo marito, un partner ideale.

Su una scenografia minimale, allestita all’Orto Botanico per la 26esima edizione della rassegna Brividi D’estate, la matassa iniziale comincia via via a dipanarsi, portando con sé numerosi colpi di scena e singolari punti di vista sul rapporto amoroso. La coppia viene vista dallo scrittore come un’”associazione di assassini” che, come ripete anche il protagonista in una scena, da giovane cerca di eliminare gli altri, una volta invecchiata, invece, ognuno cerca di far fuori l’altro. A vincere è il miglior killer.

Piccoli Crimini Coniugali ovvero Giasone vs Medea

Centrale nell’avvincente storia è la drammatica battaglia di una quarantenne passionale nello spirito e nelle forme, tormentata dall’ossessione tutta femminile dell’invecchiamento, della paura che le si preferisca una ventenne e dal conseguente terrore dell’abbandono, e uno scrittore dalle mille “teorie”, rinchiuso nella dimensione, prettamente maschile, della libertà di pensiero e di azione.

Eccezionale l’interpretazione di Gioia Miale, che, con la sua raffinata bellezza, riempie il palcoscenico sprigionando l’infinitamente vasta e profonda gamma di emozioni femminili e, finanche nel più piccolo gesto, quel pathos di cui solo una donna può essere portatrice. In lei c’è la sinistra determinazione di Medea, l’irrazionale amore di Fedra, l’incontrollata paura di Andromaca; in lei c’è la donna di ieri e di oggi. Lo stesso si può dire, seppur in toni minori, di Antonio D’Avino che interpreta un ruolo molto complesso ma che, nonostante condivida per tutto il tempo della narrazione il palco, è maggiormente in ombra e solo a tratti attira su di sé i riflettori.

Piccoli Crimini Coniugali è una commedia nera coinvolgente, ben scritta, e che offre interessanti spunti di riflessione e un’originale analisi, affastellata di aforismi e osservazioni filosofiche, sull’essere e, soprattutto, sull’essere coppia.

Consigliata, ma occhio che il vostro partner non voglia uccidervi dopo la visione.

A vent’anni si vorrebbe che l’amore fosse semplice.

A quarant’anni si scopre che è complicato.

A sessanta anni sappiamo che è bello proprio perché è complicato.

Marcello Affuso

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