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Eroica Fenice

Prendi il copione

“Prendi il copione e scappa” al Teatro Giovanni Paolo II di Casalnuovo

Prendi il copione e scappa è il lavoro teatrale di Maurizio Capuano e Antonio Prestieri per la regia di Giovanni Merano andato in scena il 16 e il 17 maggio presso il Teatro Giovanni Paolo II di Casalnuovo. 

I quattro fratelli Campese, una volta morto il padre Oreste, grande drammaturgo di fama e successo, devono affidarsi per i loro spettacoli ai testi del maggiore di loro, Arcibaldo Campese, con risultati devastanti e, soprattutto, economicamente fallimentari. Poco prima di morire, il padre, per disposizione testamentaria, aveva ordinato la distruzione di tutti i suoi testi teatrali. Risulta chiaro quanto questa decisione abbia pesato sulla vita ma soprattutto sulla buona riuscita dell’esperienza teatrale dei tre giovani. Il genio del padre che innestava in ogni copione non era facilmente eguagliabile così, inevitabilmente, i giovani attori si trovarono sul lastrico. Non tutti i copioni erano però perduti. Infatti, la madre confida ai figli che c’è un unico copione salvato dal padre stesso in una valigetta che le fu consegnata e che aveva deciso di dare vista la difficile situazione. La valigetta era purtroppo chiusa con una combinazione che nessuno conosceva e che spettava ai fratelli trovare grazie all'”aiuto” di un indovinello che i giovani attori avrebbero dovuto risolvere. Il copione sopravvissuto, nelle intenzioni del defunto, doveva garantire l’unione tra i giovani che avrebbero così cementificato il loro sodalizio artistico ma anche e soprattutto umano. Cosi non è stato. Infatti, la valigetta iniziò ad essere causa prima delle mire egoistiche dei fratelli Campese: ognuno di loro sapeva che appropriarsi di quel copione significava avere la garanzia di successo; e iniziarono così a mettere in atto una serie di azioni negative che culmineranno in quella finale, la più efferata. Il copione salvato è il nodo intorno al quale si realizzano le miserie e gli egoismi dell’uomo. Si scappa con il copione o, almeno, si cerca di farlo fino ad arrivare ad un punto di non ritorno: “Quello che abbiamo fatto non potremmo mai dimenticarlo quindi è meglio non chiederci scusa”: ogni fratello aveva, infatti, assoldato lo stesso killer per ammazzare gli altri tre.

Al Teatro Giovanni Paolo II di Casalnuovo si ride e riflette

Prendi il copione e scappa è la storia di una valigetta senza combinazione, un copione in definitiva non utilizzabile nell’immediato ma che ha una forte valenza umana e quattro attori in cerca di un testo. Sembra quasi uno stralcio del teatro pirandelliano e, in realtà, la messa in scena delle prove dello stesso testo teatrale ricorda, in modo riuscito, il concetto di teatro nel teatro. Il padre gli aveva fatto dono non di un testo eccellente ma di qualcosa di molto profondo. Il suo era uno di quei doni invisibili, di quelle esperienze cariche di insegnamento che difficilmente si dimenticano. I quattro fratelli hanno raggiunto il punto più estremo della miseria umana; hanno raggiunto un punto di non ritorno. “Quello che abbiamo fatto non potremmo mai dimenticarlo quindi è inutile chiederci scusa”. È inutile chiedersi scusa ma non è impossibile ricominciare insieme. Bisogna ricominciare dal teatro, dal testo non scritto, dalla possibilità di restare uniti. Il dono del padre Oreste Campese è il copione della vita, quella strada da seguire che porta i fratelli all’unione e al rispetto reciproco

Il teatro di Fabio Balsamo, Riccardo Citro, Francesco Saverio Esposito, Pasquale Scognamiglio, Serena Pisa, Francesco Romano e Marco Vuolo è un teatro divertente che fa riflettere. Prendi il copione e scappa sottolinea le contraddizioni dell’uomo, le mire di successo a discapito dell’altro, l’egoismo e l’arrivismo e dona allo spettatore una chiave per superarle tutte. È doveroso sottolineare che la serata è stata anche motivo di una nobile iniziativa: ha supportato, infatti, l’Associazione Osteogenesi Imperfetta.

-Prendi il copione e scappa-

Jundra Elce

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