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Eroica Fenice

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Qualcuno volò sul nido del cuculo al Bellini

Comincia la stagione del Teatro Bellini e lo fa con uno degli spettacoli più acclamati di quella appena passata: “Qualcuno volò sul nido del cuculo“, con la regia di Alessandro Gassmann.
Ha viaggiato a lungo l’opera letteraria di Ken Kesey, cambiando spesso anche forma. Da quando Dale Wasserman l’ha portata a Broadway per la prima volta sono passate molte decine di anni, nel frattempo ha fatto il giro del mondo, venendo trasposta anche sul grande schermo da Miloš Forman, in uno straordinario film con Jack Nicholson.
Oggi è di nuovo in scena il suo testo rielaborato dallo scrittore Maurizio de Giovanni e ciò che le aspetta è una lunga tournèe che comincia propria dal Bellini, dal 23 ottobre fino al 1 novembre.

Si sta consumando la quotidiana routine all’Ospedale Psichiatrico d’Aversa, tra pillole e sedute terapeutiche con Suor Lucia (Elisabetta Valgoi), quando Dario Danise (Daniele Russo), un carcerato lì trasferito per presunti problemi mentali, fa il suo ingresso nella struttura.
Il confronto di idee e personalità tra quella di Danise e degli altri pazienti è immediato, portando, a lungo andare, all’instaurazione di un vero e proprio rapporto d’amicizia.
Quello con cui il protagonista dovrà fare i conti non è tanto la pazzia in sé, ma il modo in cui viene vista, percepita e curata.

Qualcuno volò sul nido del cuculo:  cosa vuol dire essere normali?

Ripetere un successo è un impresa veramente complicata.
Il peso dell’eredità, l’inevitabile confronto tra passato e presente, sono tutte varianti di cui tener conto ad ogni passo del percorso che si è scelto di intraprendere.
Bisogna essere bravi a portare la novità del quotidiano all’interno dell’opera, senza però dimenticarne o perderne le radici e origini.
De Giovanni, Gassmann e tutto il nutrito cast di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” sono riusciti a portare Kesey ad Aversa, senza togliere nulla alle sue idee e facendogli dono di qualcosa di nuovo.
Ottime le interpretazioni degli attori, con particolari merito alle “teste principali” Daniele Russo e Elisabetta Valgoi.
C’è una fantastica tempistica dietro alla tournèe di quest’opera nel Bel paese, poiché proprio in questi giorni si discute la politica sociale da adottare all’indomani della chiusura degli OPG, con già evidenti problemi di reinserimento per alcuni.
Proprio quando l’opinione pubblica si scontra su ciò che è giusto o meno, l’arte ha il dovere di dire la sua.
In momenti come questo essa raggiunge la sua vera essenza: scarnificare la realtà.
A farlo per “Qualcuno volò sul nido del cuculo” ci pensano i suoi attori, capaci di concretizzare sulla scena tanto la debole umanità quanto la profonda follia intrinseca in ognuno di noi.
Ci parlano e ci illustrano la trama attraverso le loro debolezze, le loro paure, il loro desiderio di starsene rintanati e subire piuttosto che uscire e affrontare la realtà, invitando, attraverso l’ammissione delle loro colpe, a reagire, ad urlare, se necessario ad esser liberi.
Guardando loro ci si può ritrovare a guardare se stessi, capendo pienamente quanto sia labile questo confine tra giusto e sbagliato.
Ci ricorda il dovere di chiederci sempre cosa sia la normalità e quali siano le regole, senza lasciar condannare qualcuno solo perché diverso dal consueto.
Perché domani quelli “anormali” potremmo essere noi.

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