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Eroica Fenice

Romeo e Giulietta, una partita tra giovani infelici al Piccolo Bellini

Romeo e Giulietta, una partita tra giovani infelici al Piccolo Bellini

Schiamazzi. Un pallone rimbalza con violenza sulla parete per poi finire di piede in piede. C’è l’aria tesa di un derby, piovono insulti e spintoni su quel palco che si è fatto per una sera campetto di periferia. A sfidarsi adolescenti di due celebri famiglie che, in quei panni, il pubblico stenta inizialmente a riconoscere. Vediamo contrapposti, infatti, Montecchi e Capuleti, le casate che hanno dato i natali ai due amanti nati sotto contraria stella. Si presenta così “Romeo e Giulietta, ovvero la perdita dei padri“, spettacolo inaugurale della nuova stagione del Piccolo Bellini di Napoli.

L’impianto drammaturgico di Francesca Macrì e Andrea Trapani, come è evidente sin dalle prime battutesi propone come riscrittura coraggiosa ed originale di una delle tragedie più amate di William Shakespeare che viene destrutturata e rimodulata secondo dettami più moderni e di stampo filo – pasoliniano. C’è un profondo senso di incompiutezza, di insoddisfazione e solitudine che accompagna tutti i personaggi che si trovano ad essere numeri primi in una società che li considera già adulti. E come ogni ragazzo che cresce con le regole della strada, anche nei ragazzi delle due casate viene meno il concetto di autorità, eccezion fatta per il Principe (voce off di Federica Santoro) che può disporre di loro come un Deus ex machina. In questo contesto, in questa corsa di Pamplona adolescenziale, il puerile quanto smisurato amore tra Romeo e Giulietta è solo uno dei sintomi di un disagio più profondo, che parte dall’assenza di figure genitoriali forti, di modelli comportamentali a cui fare riferimento. Questo è ben evidenziato dalla regia di Francesca Macrì che pone i due padri in disparte, a fare da arbitri di una partita che, in fondo, non è neanche la loro.

Romeo e Giulietta: calcio, adolescenti e violoncello

La scenografia dello spettacolo è essenziale, non ci sono altri elementi di scena al di là delle due panchine e di due porte immaginarie, il compito di creare un contesto in cui inserire la narrazione è, perciò, affidato al disegno luci di Massimiliano Chinelli e al violoncello di Luca Tilli, che riesce con maestria ad accompagnare gli accenti poetici più alti dello spettacolo. Degne di nota, a questo riguardo, sono alcune scene – come quella della festa a casa Capuleti che si trasforma in una discoteca o quella della follia di Rosalina – che palesano l’intenzione di innestare nel corpus drammaturgico ulteriori sovra-letture, con un visibile quanto maniacale studio dei dettagli, soprattutto per quanto riguarda il lessico utilizzato dagli attori in scena. Attori che, seppur acerbi, sono risultati perfettamente non in ruolo. Ed è proprio questo, in realtà, uno dei pregi più grandi di uno spettacolo che non vuole scimmiottare né riproporre pedestremente – come troppo spesso è accaduto – il capolavoro dello scrittore inglese, ma attualizzare e,  perché no?, arricchirlo di nuove sfumature, di tematiche che erano solo latenti nel testo originale.

Missione riuscita pienamente.

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Romeo e Giulietta ovvero la perdita dei Padri, prove di drammaturgia dello sport con gli adolescenti

di William Shakespeare
drammaturgiaFrancesca Macrì e Andrea Trapani
drammaturgia musicale Luca Tilli
regia FrancescaMacrì

con AngeloRomagnoli e AndreaTrapani
e con Giovanni Bifulco, Chiara Celotto, Rosita Chiodero, Arianna Cozzi, Luca D’Agostino, Adriano Maggio, Salvatore Nicolella, Pasquale Renella, Vincenzo Salzano, Michele Santanastasia, Filippo Scotti

violoncello Luca Tilli
voce off del PrincipeFederica Santoro
disegno luci Massimiliano Chinelli
suono Umberto Fiore
assistenti alla regia Luisa Del Prete, Gianni Nardone, Davide Pascarella, Federico

produzione Fondazione Teatro diNapoli – TeatroBellini