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Eroica Fenice

respiro di donne. Maschere che prendono vita

Respiro di donne. Maschere che prendono vita

Anche la più prigioniera delle donne custodisce il posto dell’io selvaggio, perché intuitivamente sa che un giorno ci sarà una feritoia, un’apertura, una possibilità, e vi si butterà per fuggire.

Donne che corrono coi lupi, Clarissa Pinkola Estès

 

Nella Chiesa di San Gennaro all’Olmo, ieri 30 settembre, lo spettacolo Respiro di donne, di Carmencita Palermo, ha chiuso la terza edizione della rassegna itinerante I viaggi di Capitan Matamoros, nata nel 2014, con l’intento di valorizzare il territorio, in un momento di riflessione tra teatro e tradizione, partendo dalla riscoperta della Commedia dell’Arte Italiana.

Una navata debolmente illuminata. Un’oscurità interrotta da musiche suggestive, ipnotizzanti, prodotte da Maurizio Maiorana. Al centro, una donna ammantata di drappeggi di velluto purpureo e in mano una bambola. I suoi movimenti sono rigidi, la sua espressione nascosta nell’immobilità di una maschera, da cui provengono respiri, sospiri che sanno di inquietudine. Una donna e una bambola. Una donna e il suo alter-ego, fatto a pezzi, a indicare la frammentarietà dell’essere umano.

Cambia la musica, cambia la maschera. È la volta di una donna esuberante dagli accentuati tratti somatici, percorsa da una profonda linfa vitale, che la porta a coinvolgere il pubblico, a giocare e ostentare le sue forme, in nome della voglia che ha di mostrarsi per quello che è, in nome della voglia di mostrare anche più di quello che è. Tocca e si lascia toccare, sorride e fa sorridere. E va via, trascinando con sé un uomo, con il quale, dai suoi respiri, sembra abbandonarsi al dionisiaco piacere della vita.

Le luci calano. Si riaccendono su una vecchia. Le sue ossa sono doloranti, quasi scricchiolano a ogni suo movimento. Lei scruta chi le sta di fronte. Lei, che, ammaestrata dalla vita, ne sa molto di più di chi le sta di fronte. Lei, che non perde mai occasione per dire la sua.

A chiudere la pièce una maschera bianca. Di nuovo ammantata di drappeggi purpurei, di nuovo seduta con in mano una bambola. I suoi movimenti rigidi sono diventati una morbida danza. I suoi respiri non sanno più di inquietudine. Ha trovato un equilibrio con le parti di sé, con la bambola, non più fatta a pezzi, ma sovrapposta, in un incastro perfetto, sul suo viso, a diventare tutt’uno con lei.

Respiro di donne, una galleria di maschere balinesi

Una galleria di maschere femminili che acquistano vita attraverso la musica e la danza. Maschere di legno, sapientemente intagliate, che raccontano storie, attraverso respiri, età ed energie differenti.