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Eroica Fenice

Samuel, titre de travail – Piccolo Bellini

Samuel, titre de travail è stato inscenato al teatro Piccolo Bellini di Napoli il 9 e 10 Maggio. La compagnia è formata dalla collaborazione del trio CDT, Clémentine Deluy, Damiano Ottavio Bigi e Thusnelda Mercy, artisti del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, con il coreografo e regista Pascal Merighi. Questa sinergia fra echi francesi e tedeschi si coniuga anche nella collaborazione fra l’Institut Français Italia, l’Institut Français di Napoli e il Goethe Institut.

La messinscena, che fonde danze, simboli, musica e copioni si ispira ad un’opera di Beckett, Le Dépeupleur, un racconto scritto in francese nel 1966 e ripreso nel ’70. Così come nello scritto dell’autore, in Samuel, titre de travail è il tema della solitudine a dominare su ogni cosa; è la ricerca costante dell’altro che fugge e al contempo insegue. I tre attori-danzatori non hanno nome e nel loro anonimato i loro corpi sono un puro involucro. Il palco è scarno, c’è una scala, due microfoni con luci verso il pubblico che si abbaglia, infastidito e mentre ognuno cerca di farsi spazio fra le teste degli altri spettatori, la distorsione applicata alle voci dei microfoni già preannuncia un senso di inquietudine.

Samuel, titre de travail si discosta dall’opera dell’inglese con una personalissima interpretazione. Quello che resta sono echi e profumi di mondi diversi, quale era lo spirito artistico di Beckett, diviso fra ambiente francese e inglese per necessità lavorative.

Non è cosa facile comprendere o scrivere quando uno spettacolo è ispirato all’assurdo Beckett: ho però sentito in un certo momento della messinscena che Samuel, titre de travail stava cercando di mostrare il mondo svuotato dal mondo, come una sfera cava di cristallo in cui l’umanità, ormai priva di senno, cercava altro da sé senza potersi fermare. Anche il più inesperto spettatore (e dinnanzi a Beckett, lo siamo quasi tutti) non ha potuto esimersi dall’apprezzare i corpi quasi fluidi delle ballerine-attrici di Samuel, titre de travail, che sembravano volare e danzare al contempo sul palco.

Il giudizio di uno spettatore per Samuel, titre de travail non può fermarsi al “mi è piaciuto”: non era e non è questo l’intento dell’inglese, in quanto l’intrattenimento non rappresenta(va) il suo traguardo. Un modo per guardare dentro le cose, da un punto di vista completamente depauperato da ogni sensazione superflua. Il senso di smarrimento ti porta a riflettere, anche uscendo dalla platea. Dunque, lo scopo è stato raggiunto. 

Samuel, titre de travail – Piccolo Bellini

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