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Eroica Fenice

Scarrafunera al Te.Co. Teatro di Contrabbando

La Compagnia del Futuro presenta “Scarrafunera – poemetto lurido/iastemma cantata” in scena al Te.Co. dal 10 al 12 aprile 2015.
Uno spettacolo originale che vuole prima di tutto presentarsi come una riflessione, volutamente sconnessa e disordinata, che l’Uomo – Scarrafone intrattiene con l’immagine di sè riflessa in uno specchio.
Lo spettatore è chiamato ad uno sforzo visivo in quanto catturato, non tanto dall’immagine degli attori, quanto piuttosto dal riflesso che lo specchio dà loro.
Altro sforzo, se così vogliamo intendere una partecipazione insolitamente più attiva dello spettatore e l’ attenzione costante ad ogni singola parola, è quello uditivo.
Sì, perché “Scarrafunera” è una iastemma cantata; gli attori per gran parte del tempo non recitano ma lasciano parlare il proprio corpo e infine sfogano tutto quello che hanno dentro con urla e canti di disperazione.

La musica dal vivo di Salvatore Torregrossa, le voci preregistrate all’ inizio dello spettacolo, i riferimenti kafkiani e napoletani, i lamenti dei tre attori Alessandro Langellotti, Luigi Credendino, Diego Sommaripa, creano quindi un’atmosfera alienante che risucchia lo spettatore in un mondo cupo e sporco. L’alternanza di buio totale a luce accecante (e per questo ringraziamo Alessandro Verdoliva) è funzionale alla resa finale.

Perché si è scelta l’immagine dello scarafaggio?
La letteratura può sicuramente sciogliere questo dubbio. Cristian Izzo, regista e attore, dello spettacolo non può che prendere a modello, tra i tanti, le “metamorfosi” di Kafka e Salvatore di Giacomo che nella sua poesia “O’ funneco” scrive: “E sta ggente, nzevata e strellazzera/cresce sempe, e mo’ so’ mille e triciento/ Nun è nu vico; è na scarrafunera” .

Che cos’è quindi una scarrafunera?
Scarrafunera è una trappola, il limite, contro cui ciascuno di noi inizia a lottare, almeno a dimenarsi, vestendosi e svestendosi, non appena si rende conto che c’è qualcosa di più rispetto a ciò che conosce.

È una lotta contro se stessi e la propria natura, una lotta contro ciò che si è stati e non si vuole più essere.
Il rischio che corre ogni scarrafone quando raggiunge questa meta è di rivolgere uno sguardo carico di sdegno verso il proprio passato, senza accorgersi che in realtà continua a vivere in un nuovo buco, nero, lurido: in una nuova scarrafunera più stretta e buia della precedente.

C’è quindi un briciolo di ottimismo in Scarrafunera ma contemporaneamente c’è un invito a non fingersi migliori degli altri.

Tutti siamo scarrafoni in fila uno dietro l’altro per uscire fuori dal buco che ci risucchia, ma per fortuna “ogni scarrafone è bello a mamma sua”.

-Scarrafunera al Te.Co Teatro di Contrabbando-