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Eroica Fenice

Scende giù per Toledo al Teatro Nuovo di Napoli

Se si è vicini a Rosalinda Sprint non è soltanto perché Scende giù per Toledo è in scena al Teatro Nuovo, in quella via Montecalvario che non è affatto difficile immaginare essere percorsa dai suoi tacchi a spillo. Se si è vicini a Rosalinda non è soltanto perché il romanzo breve di Giuseppe Patroni Griffi, da cui lo spettacolo nasce e prende il nome, è un piccolo cult della letteratura napoletana anche per chi non l’ha letto, perché affresco autentico della fauna – di fauna è giusto parlare data la molteplicità di specie e caricature dell’umano – partenopea di cui ognuno di noi fa quotidianamente parte. Se si è vicini a Rosalinda è soprattutto perché Arturo Cirillo, unico interprete e regista dell’allestimento, ha saputo attraverso di lei, attraverso il suo ancheggiare nel corpetto azzurro luccicante di pailettes, attraverso il suo scuotere il capo dai ricci d’oro per la decantata Camomilla Schulz, attraverso i suoi passi di danza per nulla ostacolati dalla minigonna inguinale, attraverso il suo continuo giocherellare con le collane di perle, restituire allo spettatore l’idea che la voce della protagonista, pur circondata da quella di mille altri personaggi, è in realtà un grido. Un grido di solitudine.

Cirillo dà voce a tutti i personaggi, ma è anche la voce narrante che racconta, in terza persona, la sua storia. Rosalinda è un travestito napoletano che “scende” giù per via Toledo, “sprint” perché in ritardo per aver perso troppo tempo con la decolorazione dei suoi capelli (mai perfetti quanto quelli del suo manichino, la bambola che desidererebbe essere). Ha un appuntamento col sarto per un cappotto con un gran collo alla Maria Stuarda, ma soprattutto ruota come una trottola impazzita da un personaggio all’altro – da Marlene Dietrich alla Baronessa, da Maria Callas a Viacolvento, dal padre alla madre, da Gaetano a Gennaro – alla ricerca di qualcuno che la sappia indirizzare nella sua disperata e infinitamente dolce ricerca d’amore. Ricerca che la condurrà alla scelta di abbandonare Napoli e le sue strade di sacrificata prostituzione, rincorrendo il sogno di una vita diversa, fuggendo verso l’Inghilterra, la sua isola di Utopia.

Scende giù per Toledo, la scelta del monologo

La scelta del monologo, anche se all’inizio può provocare nello spettatore un po’ di naturale smarrimento, appare la scelta più giusta, forse l’unica possibile. Non è tradito il romanzo di Patroni Griffi, il cui testo, pur essendo concepito per essere letto e non portato in scena, non rispetta le canoniche e classiche regole di scrittura. L’autore nelle sue pagine descrive, infatti, alcuni passaggi in terza persona, poi si sposta sulla prima, poi immette di colpo un parlato diretto anche senza l’uso delle virgolette e crea un flusso di parole irrequieto e continuo. Parole che per la loro crudezza diventano carne e per la loro sonorità partenopea diventano danza; parole che hanno suggerito a Cirillo, che dopo Scarpetta e Rucello continua con successo il suo percorso di rivisitazione del teatro e della lingua napoletana, l’idea di un monologo interiore in cui siano accolti e subìti gli umori, di diversa natura, dei parenti, degli uomini, delle altre travestite, sempre filtrati, però, attraverso le sensazioni dell’unica e indiscussa protagonista della vicenda: Rosalinda. Tutti i personaggi nascono, crescono, s’idealizzano, muoiono dentro di lei, che non a caso, anche se il proiettile non la colpirà mai fisicamente, dopo il «sei ricchione, devi morire» sbraitato dal padre, sarà destinata a provare questa infausta sensazione più volte.

Natalie Ginzuburg sul romanzo ha scritto che Patroni Griffi ha compiuto un atto di estremo coraggio, servendosi dell’amorosità e dello stile dell’acqua. Si può affermare senza ombra di dubbio che Arturo Cirillo, anche grazie alle scene a cura di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche originali di Francesco de Mellis e le luci di Mauro Marasà, nuota nella stessa acqua. Un’acqua salata, di mare. Un mare, come la stanza di Rosalinda, fatto di isole: il letto non a caso tondo, il tappeto ovale, lo specchio tondo anch’esso. Isole da raggiungere e solitudini da cui scappare.

La prima dello spettacolo si è tenuta ieri, venerdì 15 gennaio, ma sarà in replica sabato 16 (ore 21) e domenica 17 (ore 18:30).
Info e prenotazioni al numero 0814976267; email botteghino@teatronuovonapoli.it

 

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