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Eroica Fenice

Scoprirsi donne: Calendar Girls al Diana

Scoprirsi donne: Calendar Girls al Diana

Dal 9 novembre è in scena al teatro Diana la commedia Calendar Girls, con Angela Finocchiaro e Laura Curino, per la regia di Cristina Pezzoli. Dopo lo straordinario successo ottenuto in Italia nella scorsa stagione, aggiudicandosi 108 repliche sold out in 5 mesi, la compagnia torna di nuovo ad esibirsi. La storia è ispirata ad un fatto accaduto realmente: un gruppo di donne, ormai non più giovanissime, decide di posare “senza veli” per un calendario a scopo di beneficenza. A ciò si è ispirato Tim Firth nel suo omonimo film, da cui prende spunto proprio questo adattamento teatrale.

Calendar Girls, la storia

Un gruppo di donne tra i 50 e 60 anni, socie dell’organizzazione di volontariato Women’s Institute, cerca di raccogliere fondi da donare all’ospedale in cui è morto il marito di una di loro, Annie (Laura Curino). Il loro obiettivo principale è comprare un divano nuovo per la sala d’attesa, in modo tale che i parenti possano trovare riposo almeno sulla sua “pelle morbida”.

Chris (Anna Finocchiaro), un vulcano sempre pronto a esplodere lapilli di idee fiammeggianti, travolge le sue amiche con una serie di espedienti divertenti e le scuoterà dalla noia delle iniziative prese dall’istituto proponendo loro di fare un calendario un po’ diverso da quello che sono solite fare ogni anno per la beneficenza. Al posto di fotografare chiese avvolte nella nebbia, i soggetti principali saranno loro stesse in déshabillé mentre sono intente a svolgere le faccende in cui eccellono, come preparare un torta o suonare il pianoforte.

Un concetto di corpo che travalica il puro esporsi fine a se stesso e che si configura come semplice mezzo per donare agli altri.

Tra momenti di imbarazzo, peraltro molto divertenti, e di difficoltà le nostre amiche vivranno sentimenti di condivisione e scontri, mettendo a dura prova i loro rapporti e quei legami che sembravano resi più solidi da una causa comune.

Calendar Girls, giudizio positivo o negativo?

Al di là dell’originalità della trama e della bravura indiscussa di tutte le protagoniste, questa commedia così leggera va gustata nel suo alternare fasi concitate di riso a momenti di più lenta riflessione. Quello che appare come un forte contrasto tra la pacatezza di certe scene con i ritmi sempre incalzanti e vivaci della comicità potrebbe essere il punto di forza di questo spettacolo.

Una commedia tagliata a metà nel vero senso del termine, divisa in due atti che non si assomigliano: una prima parte dettata dal ritmo, sempre costante e in crescendo, la seconda pensata e portata avanti con un andamento riflessivo e statico.

Vive di queste due anime il messaggio che deve trapelare sotto lo spiraglio della quarta parete: donna è tutto ciò che si decide di fare col proprio corpo, in maniera consapevole.
E se questo non vuole certo essere un inno alla sfrenatezza o alla nudità esposta, è di certo un’ode alla rinascita di sé, una dedica al tempo che passa e che non deve essere letta come uno sfiorire, piuttosto è il regalo di frutti diversi.

Queste donne insegnano a scoprirsi, in molti sensi!