Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Sepolte vive

Sepolte Vive alla Sala Assoli

La Sala Assoli continua la sua stagione teatrale, non mancano nuove occasioni per osservare il mondo del teatro contemporaneo.
Questa volta, in scena c’è Sepolte Vive, il cui progetto e la regia sono di Vittorio Lucariello e vede sul palco un nutrito gruppo composto da Laura Ottieri, Vera Volante, Amedeo Ambrosino, Ambra Marcozzi, Rosaria Clelia Niola e Francesca AltavillaIntorno alle emblematiche e multiforme protagoniste, ruota tutta una rappresentazione metaforica riguardante la condizione della donna. La trama si evolve in tre episodi epici portati in scena nel tentativo di condurre lo spettatore verso la percezione di un mondo dove il miglioramento reale non esiste e non sembra essere possibile.

Sepolte vive, l’umana epicità

Si rincorrono, si fanno del male, urlano al mondo intero la propria esistenza e, quando tutto sembra finito, continuano a cercarsi.
C’è l’immagine della donna a fare da rappresentazione iconica del passato e della sua storia che grava su ognuno di noi, di ciò che è stato e ciò che non è più, del tutto e del niente che si sommano tra di loro.
Non è facile trovare un ritmo a questo lavoro teatrale, poiché vive di dilatazioni e velocizzazioni a seconda della situazione in atto, viene manovrato da parte del piacere e del volere di chi recita.
Si perde nella frenesia un attimo prima e nella calma in quello dopo, venendo lontanamente scandita ogni tanto da una delle protagoniste con un duro battere di mano sul freddo terreno posto ai loro piedi.
Cercano la risposta, la speranza e una soluzione in uno stato di luce intermittente, dove il buio la fa da padrone per poi abdicare solennemente ad un vivido e dirompente raggio capace di sfondarne facilmente le difese.
Il tempo in cui ogni cosa avviene è incerto, non ben definito e non ben formato, e sembra muoversi senza una vera coordinazione. Sceglie di passare, cambiare forma, attraverso l’evoluzione della danza che si fa prima tribale e poi, pian piano, evoluta e moderna.
Quel che appare certo è un piegamento dello stesso su di sé, una forte ricerca del vero e dell’intero hegeliano ripercorrendo i passi dell’umana evoluzione e della sua storia fatta di scoperte e certezze sempre in continuo divenire.
C’è una forte critica all’interno dell’opera di Lucariello, Sepolte Vive, ed è esposta al pubblico sotto forma di riflessione alterata, furiosa e, a tratti, confusa. Ma che punta il dito verso l’uomo e la sua incapacità di gioire e fare degno uso di ciò che ha guadagnato, di ciò che ha scoperto, continuando ad ignorare e a non onorare, il degno raccolto del suo seminato.