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Eroica Fenice

solo andata

Solo andata. Viaggio verso un mondo possibile

La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.

Oceano mare, Alessandro Baricco

Una tinozza di latta colma d’acqua e una barca di carta. Una successione di immagini che riporta alla memoria sbarchi clandestini sulle coste italiane, odissee degli ultimi del mondo in cerca di una vita migliore, in cerca di una vita che possa essere definita tale. Un monologo che si snoda per circa sessanta minuti, accompagnato dalla chitarra e dalla voce di Francesco Sansalone. Questi, gli elementi costitutivi dello spettacolo Solo andata. Viaggio di sola andata in parole, musica, immagini, in scena al Piccolo Bellini dal 16 al 21 febbraio, diretto e interpretato da Antonello Cossia e redatto sul testo omonimo di Erri De Luca:“Questo testo di Erri De Luca è una dedica che cerco di fare al buonsenso, alla partecipazione, all’attenzione da rivolgere verso coloro che stanno peggio di noi. Non compio questo atto per spirito di carità, né tendo a sollevarmi il morale o la coscienza, ma sbatto la voce in palcoscenico per rabbia contro le ingiustizie”.

Solo andata è un testo che dà voce all’emergenza immigrazione

Racconta di coloro che affrontano il mare, armati di disperazione e speranza, di paura e illusione di riscatto. Un mare colto in tutta la sua potenza, un mare senza strade, eppure unica strada verso il miraggio della salvezza. Flussi di parole che si fondono con immagini, una voce sempre nuova che diventa paura, rabbia, malinconia, e ancora lamento agonizzante, muoio-non muoio-muoio-non muoio. Così, Antonello Cossia dà forma al dramma che quotidianamente si consuma in mare, dramma di destini dannati e condannati dalla nascita in un posto “sbagliato” del mondo. Un grido contro la cecità di un Occidente indifferente, contro le sue presuntuose gerarchie di valore, prive di alcun fondamento.

“Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

In Solo andata l’intonazione accorata della lirica di Erri De Luca scuote gli animi, risvegliando le coscienze intorpidite e assuefatte alle tragedie del mare. Per ricordare il valore dell’esistenza, preziosa in ogni suo aspettoUn grido che accusa, un grido che difende questi esseri sempre umili, sempre deboli, sempre timidi, sempre infimi, sempre colpevoli, che sfidano la vita, per conquistare la vita. Un grido che si innesta sulle parole di Pierpaolo Pasolini per raccontare l’epopea dei tanti Alì dagli occhi azzurri, figli di figli, che sbarcheranno vestiti di stracci asiatici e di camicie americane, in cerca di un mondo migliore. In cerca di un mondo possibile.

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