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Eroica Fenice

Sonata irregolare per anime inquiete

Sonata irregolare per anime inquiete al Teatro di Sotto

Sonata irregolare per anime inquiete va in scena venerdì 26 e sabato 27 febbraio alle ore 21 presso il Teatro di Sotto, dalla abile regia di Massimo Smith e Maurizio Tieri, con Raffaele Imparato nelle vesti di Mozart e Ciro Giordano Zangaro in quelle di Antonio Salieri, e i costumi a cura di Maria Pennacchio.

Sonata irregolare per anime inquiete: lo scontro dicotomico tra Mozart e Salieri

Vienna, 1791. La dimora di Salieri accoglie un ospite a lui caro e al tempo stesso ostile: Wolfgang Amadeus Mozart, giovane compositore dal precoce talento, verso il quale Salieri prova affetto e ammirazione, ma altresì incapacità di nascondere una profonda invidia, che lo porta inevitabilmente a istituire un confronto con le capacità musicali del suo amico. I due compositori incarnano la differenza che intercorre tra talento e genio: il talento è innato, abbraccia la totalità, e trova il suo massimo interprete nella figura di Antonio Salieri, kapellmeister e maestro di Beethoven, Schubert, Liszt; mentre il genio crea qualcosa di nuovo e che nessun altro potrebbe mai generare, è totalmente fuori da ogni definizione, proprio come il suo sommo rappresentante, “Wolfie” Amadeus Mozart, mera incarnazione del genie und wahnsinn di Wagner, nonché Theophilos, “colui che è amato da Dio”, come suggerisce l’origine greca del suo secondo nome.

Musica, rigore, disciplina“: è questo il leitmotiv che accompagna tutta la vita di Salieri, alla perenne ricerca dell’amore di Dio, quell’amore che invoca da una vita intera, ma che non troverà mai, se non nelle note che si sprigionano inspiegabilmente dal genio creativo di Mozart, le cosiddette “parole di Dio”, pronunciate da una personalità la cui dedizione e passione per la musica è pari a quella per le donne e il vino. “La musica consuma“. È questo il destino che accomuna i due protagonisti. Ma la musica, unico denominatore comune delle loro vite, è ciò che li rende entrambi anime tormentate, e al tempo stesso è ciò che li rende rivali.

La leggenda dell’avvelenamento di Mozart per mano di Salieri

Dietro il rapporto controverso tra Mozart, dedito a una vita dissoluta, consumato dal suo stesso genio, e Salieri, devoto al rigore, si narra una leggenda: in seguito alla prematura morte di Mozart per cause misteriose, Salieri fu accusato di averlo avvelenato per invidia verso il suo lavoro. 

La storia di Mozart e Salieri ha ispirato molti artisti nel corso del tempo: Aleksandr Puškin nel 1830 scrisse un dramma in versi, “Mozart e Salieri”, sul quale fu detto: “Se Salieri non ha ucciso Mozart, di sicuro Puškin ha ucciso Salieri“. Da quel momento in poi Puškin consegnò al pubblico un’immagine negativa di Salieri. Massimo Smith e Maurizio Tieri, nell’allestimento di Sonata irregolare per anime inquiete, seguono la linea che hanno tracciato gli autori nel corso del tempo, offrendo agli spettatori la loro personale interpretazione del reale svolgimento della vicenda: Mozart, consapevole di essere atteso dalla morte, decide di affidare a Salieri il prosieguo del Requiem, che altrimenti sarebbe rimasto incompiuto. La sublime musica di Mozart si diffonde in sala; la profonda ammirazione di Salieri è grande a tal punto da essere disposto ad attribuirsi la colpa di aver dato la morte all’amico, pur di non consegnare al mondo una fine poco dignitosa di uno dei massimi geni dell’epoca.

L’ambivalenza del loro rapporto genera uno scontro dicotomico che i due attori riproducono abilmente, forti di una sceneggiatura chiara e senza sbavature, ma al tempo stesso carica di virtuosismo e di pathos. Ciro Giordano Zangaro riesce a rendere abilmente questo sentimento ambivalente per il suo amico; allo stesso modo Raffaele Imparato porta ai massimi estremi l’animo dissacrante e irrequieto di Mozart, il quale, seppur consapevole della sua genialità, nutre massimo rispetto per il lavoro dell’amico. In conclusione, la pièce riesce a conciliare armonicamente i gusti del pubblico, attirando l’attenzione degli appassionati, ma senza lasciare indietro chi non è un intenditore.

 

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