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Eroica Fenice

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Spaccanapoli Times al San Ferdinando

In prima nazionale dal 4 al 22 Novembre al teatro San Ferdinando di Napoli va in scena Spaccanapoli Times, nuova produzione dello Stabile napoletano con Ruggero Cappuccio nelle vesti di autore e regista, tornato alla scrittura teatrale dopo due romanzi.

Protagonisti sono i quattro fratelli Acquaviva. Giuseppe (interpretato dallo stesso Capuccio) ha studiato psichiatria per il desiderio di conoscere il suo male e scrive libri destinati ad essere pubblicati senza il nome dell’autore perché l’arte deve essere liberamente fruibile e prescindere dalla vanità dell’io. Il secondo fratello è Romualdo (un esilarante Giovanni Esposito), pittore che distrugge le sue opere affinché nessuno possa vederle. Gabriella (Gea Martire nel pieno della sua maturità espressiva) è, invece, alle prese con un eterno innamoramento. Infine Gennara (la spumeggiante Marina Sorrenti), che si esprime in un’idioma siculo-napoletano che testimonia tutta la potenza figurativa delle lingue del Sud, in preda a visioni mistiche e perseguitata dallo spirito del defunto marito.

Spaccanapoli, dove tutto riprende vita

I quattro si riuniscono a Spaccanapoli, nella casa di famiglia, ora disabitata e in rovina, dove trascorsero infanzia e adolescenza, chiamati da Giuseppe, il maggiore, che vive al binario 9 della stazione di piazza Garibaldi. Il motivo della convocazione è, però, misterioso e sarà svelato solamente alla fine, secondo i tempi di una macchina teatrale ben congegnata e che, attraverso il sorriso, invita lo spettatore a riflettere.

I protagonisti, che la società considera folli e disadattati, sono sicuramente persone fragili ma che soprattutto hanno rifiutato di adeguarsi alla mentalità corrente, respingendo non tanto la modernità e il progresso, quanto i suoi riti melliflui e inutili, la stupidità imperante, il conformismo e tutti gli ingranaggi che annientano la creatività, il pensiero, l’originalità delle proprie idee. La loro casa ha pareti formate da bottiglie d’acqua, elemento primario che avvolge i protagonisti come in un grembo materno e li accompagna nel recupero degli affetti e della solidarietà fraterna.

Tutti insieme faranno una scelta radicale, estraniandosi ulteriormente da un mondo che non è fatto per loro e li respinge, sintonizzando i loro orologi su un orario diverso da quello convenzionale. I quattro protagonisti scelgono la verità sull’apparenza, rifiutano la finzione a costo di un pesante quanto ingiusto sacrificio personale. Uno spettacolo amaro (anche se alcuni passaggi sono decisamente divertenti) con una costruzione scenica che, nel secondo atto, strizza l’occhio alla farsa. Perfettamente in parte gli attori. Originale la scenografia. Brillanti i costumi. Un mix perfetto che esalta la bizzarria dei personaggi.

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