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Eroica Fenice

sudori freddi

Sudori freddi: la vertigine della passione

Nella Marsiglia degli anni 40 un giovane poliziotto Flaviéres, Scottie per gli amici, s’innamora di Madeleine, moglie di un suo amico Gévigne. I personaggi di Sudori Freddi, provengono dall’universo creato da due maestri del giallo francese Pierre Boileau e Thomas Narcejac, di cui Giancarlo Sepe, ideatore e regista dello spettacolo presente nel ricco programma del Napoli Teatro Festival 2015, riesce a restituire delle iconografie che fanno da sfondo a una storia passionale. Sul sipario, che rievoca quello di un circo, dietro il quale si nascondono cose misteriose e che tutti aspettano che si svelino, ci sono stampati due volti femminili, che appartengono alla “Donna che visse due volte”. Un omaggio al grande capolavoro di Alfred Hitchcock Vertigo (La donna che visse due volte) il film tratto da un romanzo del duo francese.

Ed è Gèvigne (Pino Tufillaro), nel duplice ruolo di marito e narratore, ad accompagnare lo spettatore nell’intricata trama, fitta di personaggi alla deriva, vivi e morti.

Sudori freddi, vertigini e suggestioni

La scenografia e i costumi di Carlo Marino hanno ricreato l’atmosfera e le suggestioni per portare in scena la vertigine, vera protagonista della storia. Flaviéres è vittima dell’acrofobìa, più volte è in preda alla perdita di equilibrio, non solo sui tetti ma anche di fronte la verità o presunta tale sull’identità della donna amata. Flaviéres barcolla, sembra mancargli la terra sotto i piedi quando pensa di averla persa per sempre. Tutti i personaggi vivono in bilico, rincorrendosi nella notte, metaforicamente e realmente, sui tetti, costruendo una catena d’inseguitori e inseguiti vittime di amori non corrisposti che si moltiplicano. Flaviéres, ricerca Madeleine che non può ricambiare, ma a sua volta è amato da Midge. Le due interpreti femminili, Lucia Bianchi (Madeline) e Federica Stefanelli (Midge), attraverso le numerose metamorfosi, conferiscono una forza struggente e seducente ai loro personaggi, tipica dell’immaginario dei romanzi gialli francesi ambientati nel periodo della guerra. Il giovane poliziotto, ormai consumato dall’instabilità cui è condannato, a causa del suo amore, sceglie l’unico epilogo possibile, quello che gli permetterà di porre fine alla sua vertigine. I dialoghi sono impetuosi e ridotti a poche battute, anche in francese, lasciando alla musica (curata da Davide Mastrogiovanni) una funzione drammaturgica di commento.

Sudori Freddi è un’architettura perfetta messa in piedi dalle sinergie di Giancarlo Sepe e della Compagnia del Teatro La Comunità.

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