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Eroica Fenice

Tempo che fu di Scioscia al TRAM: le voci degli invisibili

Tempo che fu di Scioscia al TRAM: le voci degli invisibili

In scena sabato 13 e domenica 14 gennaio al Teatro TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica) Tempo che fu di Scioscia, uno spettacolo, tratto dalla recente e omonima raccolta di racconti di Enzo Moscato, che dipinge alcuni affreschi delle Quattro giornate di Napoli.

Una produzione NTS Nuovo Teatro Sanità, con la regia di Mario Gelardi, lo spettacolo mette in scena quattro delle undici storie raccontate da Moscato, che rivivono sul palcoscenico attraverso le parole e la voce di Tina Femiano e Carmen Femiano, in una lingua arcaica e modernissima che illumina le zone d’ombra di un mondo dilaniato dalla guerra, ben al di là della distinzione tra buoni e cattivi, vittime e carnefici, oppressi e oppressori.

Il tempo che fu di Scioscia: storie quotidiane in un’atmosfera onirica

In un’atmosfera rarefatta e quasi onirica, prendono vita i racconti che narrano di scene quotidiane e vicende di quei giorni di rivoluzione. Tutto si svolge nel “tempo che fu” di Scioscia, quel personaggio di cui, per dirla con le parole di Moscato, «tutti sentono dire, sentono parlare, ma che nessuno ha mai conosciuto o visto, concretamente, nella vita. Le gesta di Scioscia sono, di fatto, temporalmente come relegate dentro una distanza siderale. Come ammantate di un fiabesco, leggendario alone. Ma sono anche – e sempre di più, al giorno d’oggi – come circonfuse dalla malinconia di un progressivo, inarrestabile cader nell’oblio».

Le note delle romantiche canzonette dell’epoca di quella parte dell’Italia quasi ignara della guerra, come Silenzioso slow, Ma l’amore no, Tornerai e Signora illusione, interpretate da Carmen Femiano, rievocano un mondo lontano e quasi irreale, estraneo alle vicende di quei giorni di rivoluzione e guerriglia. In forte contrasto con tale cornice romantica, i quattro racconti si snodano attraverso le parole dense e commosse di Tina Femiano, ripercorrendo storie partenopee di quotidianità di quei giorni di rivoluzione.

La voce degli invisibili

Dalla storia di una madre straziata dalla perdita dei propri figli ed imprigionata nell’ossessiva ripetizione dei gesti legati a quei giorni, alla morte di una giovane prostituta a causa di un malinteso, passando per la romantica storia della cantante cieca Zwdi Taiblék Waise e culminando nella vicenda di Tizzano nella cornice di piazza Dante, all’ombra della statua del poeta fiorentino, è la storia la vera protagonista, ma non quella che racconta di guerre e battaglie, vincitori e vinti.

La storia di Enzo Moscato è quella di uomini e donne “invisibili” con i loro drammi e le loro fragilità, i veri protagonisti, con le loro piccole rivoluzioni, di quei giorni di guerra e violenza. Volti sconosciuti di quella massa indistinta, da sempre al margine della narrazione storica, prendono finalmente la parola per raccontare episodi di una quotidianità nella quale la realtà bellica irrompe con violenza, e che, tramandati di bocca in bocca, sfuggono all’oblio grazie alla memoria collettiva, nella consapevolezza che «’E libr’, si parlan’ d’a storia, si scordan’ d’a vita».

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