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Eroica Fenice

Theatre de Poche, “Il Confessore”: la parola nel silenzio

In scena dal 21 al 23 Marzo al Theatre de Poche “Il Confessore“, un’opera scritta e diretta da Giovanni Meola.

Uno spettacolo di denuncia, essenziale nella sua presenza scenica, che da spazio ad uno splendido e fervido Aldo Rapè, protagonista e unico attore in scena, che veste i panni di un parroco siciliano. Lo spettacolo è incentrato sulla confessione del prete ad un giornalista (non presente sul palco), che è li per intervistarlo. Così il protagonista ripercorre la sua storia, fatta di amore, perdono e carità, tre parole chiave per l’intera rappresentazione, principi basilari, su cui fonda la sua vita da uomo e da parroco, prefiggendosi come missione quella di aiutare le vittime della malavita della sua città. Ed è proprio la sua città che lo caccia, per il suo troppo parlare, facendolo approdare a Napoli, dove persiste nel ruolo di prete anti-camorra; ma anche qui non è ben visto e si trova a dover confessare e perdonare le persone più infami, quelle che uccidono, che non hanno pietà. Continua però con le sue omelie e, nonostante abbia subito già due aggressioni, non vuole arrendersi fino a che non viene fermato e sospeso dal suo incarico. Un uomo, che ha creduto nel potere e nell’influenza della chiesa, che ha vestito i panni del parroco, convinto di riuscire, attraverso le parole, sua unica arma, a convincere e a far prendere coscienza ai suoi “confessati”, si trova zittito proprio da quell’ambiente in cui aveva fatto sacrifici e aveva militato per tanto tempo. In questo modo si legge chiara l’ipocrisia presente nel mondo ecclesiastico, un posto dove ancora si fa la predica a chi fa l’amore e non a chi fa la guerra.

“Il Confessore” è uno spettacolo di forte impatto della durata di 50′ minuti, che procede tutto di un fiato, dove si alternano momenti di ricordi piacevoli a quelli sgradevoli, ricordi d’infanzia, di formazione attraverso il bagaglio di esperienze del protagonista. Sulla scena del Teatro de Poche sono presenti dei cassetti, che il parrino apre e chiude formando varie coreografie; li apre e racconta di sé, scavando nel profondo, nei suoi sentimenti più vivi, come se l’apertura di un cassetto rappresentasse l’apertura del suo cuore; li chiude ogni qual volta sta “confessando” come a voler creare uno schermo. Anche le musiche e le luci seguono l’intervista prendendo parte attiva del discorso, cambiando intensità e melodia in base ai temi trattati e glai stati d’animo dal prete. Spettacolo fortemente raccomandato, dai temi attuali e di grande riflessione.

– Theatre de poche, “Il confessore” –