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Eroica Fenice

Totò

Il Totò di Riccardo de Luca al Nuovo Teatro Sanità

Riccardo de Luca racconta Totò nel suo nuovo spettacolo. Leggi la nostra recensione. 

Totò come il principe della risata: l’attore, una macchietta  sul palcoscenico che trasuda comicità facendola apparire  come un’arte per eccellenza, basta una sua espressione,  una battuta, un cenno, un passo e il divertimento è  assicurato, l’intrattenitore della cinematografia napoletana  per antonomasia, che con il suo lavoro abbracciava il  popolo tripudiante e accendeva sorrisi contagiosi. C’era poi Totò come Antonio de Curtis: nostalgico,  malinconico, geloso fino all’estremo, donnaiolo,  viscerale, fatto di carne e ossa, colpevole, peccatore dei vizi e afflitto dagli errori di qualsiasi  essere umano. Totò dentro.

Dentro Totò albergavano contraddizioni e realtà che cozzavano e si legavano indissolubilmente alla sua facciata teatrale, egli stesso ci  teneva a precisare di dover distinguere le due personalità.  E sarebbe stato lo stesso grande maestro di estro e di genialità se in lui non convivessero due anime? Due opposte ma complementari visioni che si affacciavano alla vita, seppur una delle due volta alla finzione?

Riccardo de Luca, chi era Totò?

A voler porre l’accento sul connubio contrasto tra i due spiriti è Totò dentro – varietà poetico sull’anima più segreta di Antonio de Curtis, opera scritta, diretta ed interpretata da Riccardo de Luca  messa in scena al Nuovo Teatro Sanità Domenica 9 Novembre, proprio al centro del quartiere che gli diede dimora ed affetto. Ad accompagnare il regista altri quattro capaci attori, Roberta de Pasquale, Annalisa Renzulli, Michele Romano e Luigi Vuolo, che impersonano Totò piccolo, il grande amico Eduardo De Filippo, la moglie Diana e le varie amanti del principe, il tutto contornato dalla poesia e dalle canzoni di Totò, il solo protagonista. Ad aprire il sipario è il Totò di “fuori”; la filosofia del cornuto, lo scuorno di esserlo, il tono scherzoso di un tale paradosso. E ancora Marcello il bello di mammà, la fine della vita vestita dall’ironica iella de “O’ schiattamuorto”, il dialogo tra i personaggi animaleschi e parlanti di “Bianchina.

Poi c’è il Totò di “dentro”, quello di “Sarchiapone e Ludovico”, de “A’ cunzegna”, della meravigliosa metafora del progresso dell’esistenza presente ne “Il cimitero della civiltà”, e infine il serpente della riconoscenza che con il suo veleno intasa le arterie e porta senza scampo alla morte, attraverso il suo inviluppo che assomiglia alla condizione di miseria nella quale lo stesso Totò riversava, una tematica fondamentale per comprendere l’amalgama tra comica finzione e agghiacciate realtà. A concludere “Totò dentro” di Riccardo de Luca è l’amore, quello vero, ultimo e unico per la moglie “malafemmena” e per sua figlia, e quello molteplice di un Totò sornione, traditore, dongiovanni, per Liliana e Silvana Pampanini, un amore che lo divorava, che viveva con sofferenza più che con apparente superficialità, che gli toglieva fiducia e lealtà, che logorava se stesso e le donne che, immensamente, lo hanno amato fino alla fine.

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