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Eroica Fenice

Umberto Bindi: nota stonata in un’Italia perbenista

Bianco e nero. Pareti nere. Tavolino e sedia bianchi. Giacche nere. Grucce bianche. Ombre nere. Specchio e toletta bianchi. Pantaloni neri. Camicia bianca. Due colori: il bianco e e il nero. Colori netti, che quasi fanno da pendant con gli schemi netti e perbenisti del tempo, che poco spazio lasciavano alle sfumature, alle note ineguali, come Umberto Bindi, cantautore genovese. È lui il protagonista della piéce Gli amici se ne vanno-Le note ineguali di Umberto Bindi, di Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola, in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli dal 28 al 31 maggio 2015.

Siamo all’alba dei favolosi anni ’60. Umberto Bindi, all’inizio di una sfolgorante e promettente carriera musicale, viene allontanato dallo star system, perché nota stonata in un’Italia che considera l’omosessualità un marchio da affiggere, un’onta da nascondere, più che da mostrare sulle copertine patinate di dischi o sui palchi di Sanremo. E così, la vita privata prevale sul talento pubblico. E così l’amore diventa colpa, e la libertà di professare i propri sentimenti diventa gabbia e fine di una carriera. Vergognoso episodio di omofobia e razzismo, in un’Italia governata dalla Chiesa, raccontato sulle note delle canzoni dello stesso Umberto Bindi, interpretato da Massimo Masiello, che ben riesce a portare sulla scena la sensibilità e la sofferenza di un uomo costretto a fare i conti con un Paese che non lo accetta, un Paese che prima lo consacra sui palchi come cantautore, apprezzando la sua musica, e poi lo relega dietro le quinte perché “colpevole” di una vita privata troppo fuori dagli schemi. Successo internazionale e infelicità profonda. 

Anche negli anni ’80, anni di sdoganamento dell’omosessualità in televisione, omosessualità spesso ostentata, in forma stereotipata ed enfatizzata da trucchi e atteggiamenti volutamente ambigui, per puro scopo di aumentare gli ascolti, Umberto Bindi viene lasciato nell’ombra, perchè l’omosessualità in giacca e cravatta era quella che faceva più paura. Poco più di un’ora per ripercorrere la vicenda dell’artista genovese, episodi della sua vita privata intervallati da alcune sue note canzoni, come Il mio mondoArrivederci, Letti, Io e il mare, fino all’uscita di scena con il volto incorniciato dai bordi bianchi di uno specchio, intonando con voce bassa e toccante:“Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno…. Si spengono le luci. Bianco su nero. Nero su nero. Silenzio.

Orari degli spettacoli:

Giovedi, venerdì, sabato: Ore 21.00

Domenica: Ore 19.00

Per info e prenotazioni: www.nuovoteatrosancarluccio.it

-Umberto Bindi: nota stonata in un’Italia perbenista-