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Eroica Fenice

Una specie di Alaska

Una specie di Alaska, Galleria Toledo

Un letto, un tavolo e due sedie. A guardare la scena due pubblici. Venti persone sul palco alle spalle e di fronte gli attori, molti altri sulle comode poltrone della Galleria Toledo. Una specie di Alaska si presenta così. Una scena scarna in cui lo spettatore è insolitamente vicino alla situazione. La scelta è in parallelismo perfetto con la storia che si andrà a raccontare. Deborah (Sara Bertelà) si sveglia dopo un sonno durato ben 29 anni. Una malattia, all’epoca inguaribile, l’aveva colpita d’improvviso e paralizzata nel pieno della sua giovinezza. Apre gli occhi e finalmente si accorge di essere uscita da quel corridoio bianco fatto di specchi intrappolati dentro altri specchi in cui non poteva che osservare senza essere in grado di interagire con il “fuori”. Si guarda intorno ma, al suo fianco, trova solo un medico (Nicola Pannelli) cinquantenne e non capisce dove e perché si trova tra quelle quattro mura spente e non a casa, nel suo letto. Non può capire. La sua mente è rimasta a quei giorni. Alle risate con le sorelle, ai genitori, alla scuola, a Jack, il suo primo ragazzo. Di tutto questo mondo, quasi niente è ancora in piedi, quasi tutto è mutato irreversibilmente.

E lei, una fragile rosa rimasta senza spine per difendersi dalla realtà, dovrà acquisire questa consapevolezza aiutata dalla sorella Pauline (Orietta Notari) “così invecchiata e ingrassata”. Il viaggio di Deborah, figlio del testo di Pinter, nella essenziale e rigorosa reinterpretazione di Valerio Binasco, è un viaggio a senso unico verso l’accettazione forzata dell’impossibilità di cambiare la realtà circostante. E lo smarrimento della non più 15enne, interpretata in maniera magistrale dalla Bertelà, è il sintomo di una malattia a cui la pièce non offre alcuna soluzione, se non, forse, quella del rifiuto momentaneo.  

Finito il tempo “delle mele”, ci si ritrova soli in un luogo scarno di affetti e possibilità creative. Un luogo dove i solchi delle cicatrici sfiorano anche il terreno rendendolo instabile. Ed è tutto freddo. Ed è tutto vuoto. È una specie di Alaska, questa vita.    

Jundra Elce

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