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Eroica Fenice

Uscita di emergenza

Uscita di emergenza, Santanelli al San Ferdinando

Uscita di emergenza di Manlio Santanelli ritorna al Teatro San Ferdinando a più di trent’anni di distanza dalla sua prima rappresentazione nel 1980, interpretata da Bruno Cirno e Nello Mascia. Dal 18 ottobre al 5 novembre la commedia santanelliana calcherà ancora le assi del San Ferdinando, e sarà interpretata da Claudio Di Palma, che ne cura anche la regia, e Mariano Rigillo. L’allestimento si avvale delle scene di Luigi Ferrigno, dei costumi di Marta Crisolini Malatesta, delle luci di Gigi Saccomandi e delle musiche di Paolo Coletta.

Uscita di emergenza, o la fuga delle parole

Come Di Palma ha sottolineato durante la presentazione dello spettacolo tenutasi nel foyer del Teatro Mercadante, la sua interpretazione si basa su di un critico «svuotamento delle parole», il quale diviene riflesso del caos comunicativo in cui annega la società contemporanea. Oggi si dicono parole “ovvie” e parole “bastarde” (nel senso etimologico dei termini) che sono state svuotate dei loro significati primordiali profondi; esse da sentimenti divengono rumore, un rumore che testimonia una inevitabile e tragica dissoluzione di valori.

Questo, anticipa Di Palma, si esplica nel momento in cui «un grande lastrone marmoreo, forse staccatosi dalla parete di un’antica chiesa, o teatro, schiaccia la statua del Corpo di Napoli». In questo senso si rappresenta simbolicamente la devastazione, quasi un’apocalisse, degli antichi equilibri che reggevano tradizioni, parole ed affetti. Si tratta di una rottura di equilibri che sembra essere ripresa dalla celeberrima scena eduardiana di Natale in casa Cupiello in cui Ninuccia distrugge il presepe di Lucariello sancendo l’annientamento dell’armonia familiare e per estensione della città ideale che esso rappresentava nella concezione di Luca Cupiello.

Quello della rottura degli equilibri è un discorso che, come sottolinea Santanelli, è «vicino al binomio tra eros e tanathos». Amore e morte sono, nell’humus napoletano, due fratelli che camminano lungo un labile confine. Ecco, ancora, il senso drammatico e tragico della distruzione dei valori che si esprime nella potente battuta «non c’è più religione, non c’è più teatro, non c’è più città».

La dissoluzione dei valori passa, dunque, per la dissoluzione del linguaggio in quanto lo sfogo dei due protagonisti, Cirillo (Claudio di Palma) e Pacebbene (Mariano Rigillo), come specifica Rigillo, si fonda soltanto sul rumore, che diviene sonno emotivo. I personaggi in questo modo tentano “un’uscita di emergenza” dalla dissoluzione attraverso le parole; tuttavia la distruzione del passato e dei suoi testimoni decreta in questo modo la sconfitta del dialogos e il trionfo del vuoto.

Metafisiche al teatro

Va inoltre segnalato che nell’ambito della nuova stagione si terranno incontri di preparazione al teatro che offriranno spunti di riflessione su determinati spettacoli presenti nel cartellone. Tali incontri (tutti a ingesso libero) saranno tenuti da Gianni Garrera, studioso fine, curatore, tra le varie cose, delle opere estetiche di Kierkegaard  per i Classici del pensiero BUR e dei suoi Diari per Marcellina. Garrera, peraltro drammaturgo e traduttore del Direttore del Teatro Stabile Napoli (Teatro Nazionale della Campania) propone così le sue intelligenti divagazioni con con lo scopo di preparare o arricchire il bagaglio culturale dello spettatore in relazione allo spettacolo.

Metafisiche al teatro:

Uscita di emergenza. L’imperfetta letizia ossia la fine del mondo come spettacolo (20 ottobre 2017, ore 18:00);

Sei personaggi in cerca d’autore. Teatri dell’aldilà (27 ottobre 2017, ore 17:00);

Le baccanti. Ecologia dionisiaca (24 novembre 2017, ore 17:00);

La banalità dell’amore. Poetiche del razzismo: l’estetica dello sterminio (2 marzo 2018, ore 18:00);

Emone. Contro il requiem, per la resurrezione dei corpi (23 marzo 2018, ore 18:00);

Prometeo. Preistoria dell’anticristo (6 aprile 2018, ore 18:00).