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Eroica Fenice

Valerio Bruner

Teatro di Contrabbando: un’intervista a Valerio Bruner

Teatro di Contrabbando (TeCo) si afferma programmaticamente come la compagnia del contrabbando dell’arte: bisogna dare voce al desiderio di fare arte anche a coloro che si sentono un numero fra la folla. Come il contrabbandiere di sigarette dietro l’angolo con quello scranno arraffazzonato e tenuto insieme col nastro adesivo, gli attori di Teatro di Contrabbando o meglio, i contrabbandieri (Chiara Vitiello, Alessandro Palladino, Valerio Bruner, Simona Pipolo, Federica Rubino, Francesca Romana Bergamo, Luca Sangiovanni) si affacciano nei teatri napoletani senza la pretesa di essere borghesi, canonici, classici, ma con l’intento di essere rivoluzionari, a volte dissacranti, sboccati e anche grotteschi. I membri di TeCo non si fermano agli spettacoli canonici, ma ricevono applausi in manifestazioni del panorama partenopeo come Teatro in Pillole, di cui ci siamo già occupati alcune settimane fa.

Uno spettacolo che riscuote successo

Nel febbraio del 2016 Eroica Fenice si è occupata dello spettacolo Nonsense a Nord del Tamigi di Valerio Bruner, giovane talentuoso del Teatro di Contrabbando e burattinaio di uno spettacolo fuori dalle righe, vincitore di “Stazioni d’Emergenza” Atto VII e Finalista Decibel Scenari Sonori – Crash Test Festival 2016. Eroica Fenice è stata in platea per un’altra replica al caro ambiente della Galleria Toledo, emozionante, per attori e teatranti, come fosse una prima. La Galleria ha dedicato al Teatro di Contrabbando le due serate del 5 e del 6 novembre, riempiendo le sedie e il semicerchio di altre “sigarette” dei contrabbandieri.  

L’intervista a Valerio Bruner del Teatro di Contrabbando

In quest’occasione si fa un passo in più, intervistando il front-man di questa pièce. Con Valerio Bruner, apparentemente così in ombra e così silenzioso sul palco, al contempo molto accogliente oltre la parete, si parla della genesi della messinscena, delle componenti autobiografiche e delle prospettive della compagnia che sta indubbiamente riscuotendo successo all’ombra del Vesuvio.

Quanto ci deve essere di autobiografico in un lavoro del genere? C’è del personale nel modo in cui viene ritratta Londra o nella complessa dinamica fra il protagonista e la sua vecchia fiamma?

Nonsense a nord del Tamigi è totalmente autobiografico, o meglio, lo è nelle parti più assurde. Ho vissuto a Londra per un paio d’anni, prima per il progetto Erasmus alla UCL (nda University College London) e poi alla ricerca di un lavoro che non ho mai trovato. Così ho cominciato a vivere la città, cercando quei posti sconosciuti ai turisti, immergendomi in un caos metropolitano fatto di suoni, colori, immagini e incontri al limite del surreale. A un certo punto mi sono reso conto che avevo bisogno di annotare queste esperienze, di metterle nero su bianco. “E così ho cominciato a scrivere” per dirla con le parole del mio alter-ego teatrale Ralph Kenningan.

Dapprima buttai giù dei racconti poi, dopo un po’, mi resi conto che unendo questi racconti ne sarebbe venuto un testo teatrale che accentuava ancora di più il “nonsense” dei racconti precedenti. Feci leggere il testo ad Alessandro Palladino che ne ha curato la regia e l’adattamento. A lui va il mio più grande ringraziamento per aver saputo cogliere delle sfumature nel testo che neanche io avevo immaginato e dargli una forma scenica. Per quanto riguarda Ralph e la sua fiamma Jenna, diciamo che sono partito da una semplice domanda: qual è la cosa più stupida che un uomo può dire a una donna per fare colpo su di lei? La risposta la conosci già e non è autobiografica.

Il tentativo di andare a Nord del Tamigi ha allargato sicuramente la platea del TeCo. Quali sono le prospettive future del Teatro di Contrabbando?

Nonsense ci ha portato fortuna e continua a farlo. Vedere la sala piena ogni volta che lo portiamo in scena è un privilegio che non devi mai dare per scontato se fai questo mestiere oggi. Nell’immediato, siamo a lavoro su alcuni progetti: prenderemo parte alla rassegna organizzata dall’Assessorato alle Pari Opportunità in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, mentre in primavera debutteremo al Teatro Rostocco di Acerra con Dead Man Working, un mio testo per la regia di Francesca Romana Bergamo, in cui affrontiamo la distopia legata al mondo dell’occupazione oggi. Siamo sempre in movimento, dobbiamo esserlo se vogliamo strappare il meglio da questo “mondo” dove spesso si litiga per le briciole e ci si fa le scarpe a vicenda.

E infine, Napoli è una platea ricettiva e stimolante?

Napoli è una città pregna d’arte, in tutte le sue manifestazioni possibili, ma devi imparare a viverci insieme e accettare il bello e il brutto che ti riserva. Sono napoletano “verace” e non sarei voluto nascere in nessun altro posto, ma a volte la “croce” che ti porti sembra davvero pesante e saresti tentato di lasciarla andare. Poi però qualcosa ti spinge ad andare avanti. Un altro giorno ancora. Per prendere in prestito i versi di Bruce Springsteen: “Continueremo a stringere i denti fino a quando queste terre selvagge inizieranno a trattarci come si deve.”

Alla fine di quest’intervista e di questo spettacolo, non si può che ringraziare Valerio Bruner e il Teatro di Contrabbando, non soltanto per la gentilezza che si dimostra nei confronti della stampa, ma perché sanno regalare serate all’insegna di preziosi interrogativi sulla quotidianità. Perché al termine della giornata, accantonando l’arte ed il bello fini a loro stessi, seppur sempre legittimi e graditi, restano soltanto un mucchio di domande. La loro grottesca rappresentazione a teatro non può che rendere più leggero il peso di questo orologio quotidiano, che è un nonsense fra una fermata e l’altra.

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