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Eroica Fenice

versi proibiti

Versi Proibiti, una lotta in scena allo ZTN

Sbalorditivo, pazzesco, incantevole. “Versi Proibiti, una lotta. Tra ipocrisia e autentico naturalismo”: è tutto questo e sicuramente molto altro che a parole risulta difficile esprimere. Siamo lontani dal moralismo in giacca e cravatta, dal consueto formalismo e dalla ordinaria comicità. È la calda voce di Serena Pisa, accompagnata dalla musica di Luigi Castiello (Contrabbasso) e Gianpaolo Ferrigno (chitarra), ad accogliere il pubblico creando un’atmosfera di subitanea ilarità.

Una lotta: Versi proibiti è un intimo duello contro l’ipocrisia nel riuscito tentativo di sostenere l’arte. Arte che avrebbe potuto portare i più bigotti a storcere il naso per alcune parole destinate alla scena come “merda”, protagonista di un estasiante elogio, e che a dispetto di ciò diverte e arricchisce. Gli attori Fabio Balsamo, Francesco Saverio Esposito e Carlo Liccardo danno corpo, con spettacolare naturalezza e innegabile bravura, all’esaltazione dell’eros, dell’eccesso, dell’amore e all’elogio intrinseco della poesia stessa. Lo spettacolo in scena allo ZTN dal 27 febbraio al 1 Marzo, diretto da Giovanni Merano nell’adattamento di Maurizio D. Capuano de “L’inferno della poesia napoletana”, ha un forte valore di contestazione e di rivalsa nei confronti di una realtà che troppo spesso avalla il finto perbenismo.

Sul volto degli spettatori il sorriso è l’ingrediente principale. Applausi, sincere risate e attiva partecipazione. Lo spettacolo è esilarante e quasi dispiace che prima o poi dovrà finire. Cos’è allora davvero sporco, osceno, immondo? Non lo sono le miserie d’animo e le innumerevoli maschere del perbenismo? Bisognerebbe darsi la possibilità di guardare al mondo con spirito critico nel tentativo di recuperare il bello del fare e del vivere l’arte in ogni sua forma. Dunque la licenziosità di certe scene in “Versi Proibiti” è volta a mostrare una necessità di rinnovamento, i capricci del corpo sono posti in funzione polemica contro gli usi sociali falsamente moralisti, contro la “buona società” e la sua triste facciata.

“Versi Proibiti” non è assolutamente uno spettacolo fine a se stesso, invita a porsi domande su un benessere precario e apparente che si riflette nella non cultura, nella superficiale e bigotta coscienza di cui troppo spesso la società si fa portavoce e nella precarietà che non consente più a chi crede nell’arte e nel teatro di poterne vivere. Risulta perciò evidente che il teatro e l’elemento sarcastico divengono, attraverso versi proibiti, strumenti di denuncia contro l’ottusità mentale a sostegno di un’intelligenza libera. Poichè solo l’intelligenza, che è tale quando consente di guardare al mondo anche con leggerezza e senza ipocrisia, può garantire forza all’arte, alla poesia, al teatro. Un teatro che, attraverso la messa in scena di capolavori nascosti, trasforma quei versi proibiti in parole ambiziose, spassose e cariche di senso critico.

Alla fine dello spettacolo il pubblico è in piedi, sorride e a lungo ringrazia. Meritati applausi per “Versi Proibiti, una lotta. Tra ipocrisia e autentico naturalismo”, standing ovation per questa pièce teatrale, portavoce di un pensiero profondo e di uno sguardo senza dubbio illimitato.

-Versi Proibiti, una lotta in scena allo ZTN-