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Eroica Fenice

Verso Medea

Verso Medea, verso domani

Si avvia alla conclusione il Napoli Teatro Festival, mostrando al pubblico le ultime scintille dei suoi fuochi d’artificio.
Al Teatro Bellini, con testo e regia di Emma Dante, in scena il 10 e 11 luglio c’era “Verso Medea”, spettacolo-concerto sul classico greco di Euripide.

Verso Medea, il teatro di oggi e di domani

Il lavoro di Emma Dante su Medea è stato uno dei migliori di questa edizione del Napoli Teatro Festival per quanto riguarda le opere nazionali, il che, a conti fatti, la dice lunga su ciò che esso ha presentato fino ad ora.
Le polemiche e le analisi complete teniamocele per la fine, manca ancora qualcosa prima della conclusione, e occupiamoci solo di questo spettacolo mantenendo, però, un’ottica generale.
Non è perfetto “Verso Medea” e non è, a parer di chi scrive, il miglior lavoro di Emma Dante, eppure, nella sua voluta e forzata semplicità, mantiene certi argomenti e certi stili che sono probabilmente le basi di uno sperato teatro del futuro.
Quando le luci si sono accese e tutta la scarna scenografia è stata messa a nudo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la Sala Assoli. Chiunque l’abbia frequentata, almeno una volta, sa che spesso essa ospita spettacoli con un lavoro di scenografia limitato, debole per una questione di spazi e, apparentemente, per la ferma volontà artistica di chi la frequenta. Non è, quindi, un peccato l’aver osato così poco in un posto come il Bellini? No, non per forza, se si risponde al poco estetico col molto di contenuto. Il quale, vi tolgo il dubbio, qui non è presente, non così tanto almeno. Medea, che appare come donna-bambina come già detto da molti, è caratterizzata nel pieno della propria crisi interiore, con delle comari pronte a far eco al proprio disagio mentale e spirituale, mentre ripercorre per sé e a favore del pubblico le tappe della sua tragica storia d’amore con Giasone. Rivela tutto ciò, non si sa quanto volutamente, il triste ripetersi della storia umana nel tempo e inquietanti somiglianze tra un passato antecedente alla nascita di Cristo e il nostro presente.  È un buon lavoro, un buon secondo tentativo, visto che un primo fu prodotto nel 20o3 dallo Stabile -che aggiunge in corsa i vantaggi di veder in scena una squadra coesa, già formata, come quella della Compagnia Sud Costa Occidentale La Vicaria-, ma non è neanche lontanamente paragonabile a certi altri lavori sulla Medea, tra cui quello recente di Lavia nello stesso teatro.
Eppure, per quanto riguarda il respiro nazionale presentato al NTF, rimane uno dei migliori, come già detto. Perché cerca di consolidare e attivare quella tanto agognata ricerca del contenuto a discapito della forma, in un teatro sempre più confezionato e pronto alll’uso di spettatori sempre meno avvezzi al nuovo. Si deve premiare, quindi, la nuova ricerca di qualcosa di già vecchio, nell’idea, ma che, puntualmente, viene arretrato, messo in disparte, mentre spettacoli di qualità contenutistica inferiore sono sempre portati in palmo di mano.
Ci si augura, da semplici amanti del mondo del teatro, che questo non sia il massimo, che Emma Dante ci possa mostrare domani qualcosa di migliore e con essa tutta questa realtà che non ha nulla da invidiare alle “concorrenti” europee, se non la voglia di vederlo veramente questo domani.