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Eroica Fenice

VUCCIRIA

VUCCIRIA teatro: interessante promessa teatrale!

Vucciria è un noto mercato palermitano. Vucciria in siciliano significa confusione. Vucciria teatro è una neonata compagnia teatrale, fondata da Joele Anastasi e da Enrico Sortino, che sembra promettere davvero bene. Attori spogliati di qualunque cosa, in un essenzialismo scenico che spinge gli interpreti ad agire come animali. Un veicolo per raccontare personaggi che sono bestie ai margini di una società. Anche quando questo margine diventa più grande. Anche quando questo margine diventa sempre più la società stessa.

I loro spettacoli, intrisi di Sicilia e temi tabù, hanno animato ed emozionato la Galleria Toledo di Napoli dal 9 all’11 gennaio 2015.

Io, mai niente con nessuno avevo fatto.

Piacere, mi chiamo Giovanni Motta. Così, un ragazzino vestito di bianco ci porta negli anni ’80, in un paesino della Sicilia, nella sua casa abitata da sole donne, nella sua vita. Giovannello, vestito di candore e innocenza, di ignoranza e incoscienza. Quella incoscienza di cui, a soli ventitrè anni, dovrà pagare il fio. Un giorno in Paradiso con il suo amore, Giuseppe, ai suoi occhi più bello di un angelo, il giorno dopo all’Inferno con un demone chiamato Aids. Tre voci che si alternano, che si sovrappongono a esprimere felicità, tristezza, disperazione. Una tavola imbandita di emozioni con cui Joele Anastasi, regista e meraviglioso protagonista, rappresenta il degrado sociale e culturale della Sicilia, sua terra d’origine, scenario di situazioni e stati d’animo da cui è davvero impresa impossibile non lasciarsi emozionare, scuotere, sconvolgere. Ipnotizzante la performance di Federica Carrubo Toscano, nei panni di Rosaria, cugina di Giovanni. Nella sua pienezza di forme ed espressività ubriaca gli spettatori, chiamati empaticamente a condividere le sue speranze prima, la sua disperazione poi. Estremamente convincente anche Enrico Sortino, nei panni di Giuseppe, che, figlio di un destino infamante che ha già deciso per lui, firma la condanna di Giovanni, Giovannello, che mai niente con nessuno aveva fatto.

Battuage.

Salvatore. Vent’anni e occhi pieni di sogni. Vent’anni e voglia di piacere, di affermarsi, di uscire da una misera realtà che offre una sola possibilità: la fuga. Vent’anni e un accento siciliano che ti tocca l’anima. E’ lui la prima anima del Battuage, che con prepotenza si impone agli occhi degli spettatori, armato di soli slip e tacchi alti. Tacchi alti con cui batte sul palco, con cui batte sulla strada. Salvatore vuole fare l’attore, il cantante. Vuole essere rispettato, desiderato, idolatrato. Vuole rendere sua madre una signora. Passano dieci anni. Lo ritroviamo davanti a una torta con su trenta candeline.  Nei suoi occhi non c’è più spazio per i sogni. Le illusioni sono diventate amara presa di coscienza. Inaridito da quella vita, sulla strada ha venduto il suo corpo, ma soprattutto la sua anima. Con un viso illuminato da flebili fiammelle parla con la madre, ormai morta, non da signora, ma lavando le scale delle signore che voleva diventare. Salvatore, interpretato magistralmente da Joele Anastasi, rappresenta la vera natura dell’animo umano, la sua parte più autentica in cui fragilità e brutalità convivono. La storia di Salvatore si intreccia con quella delle tante vite che si aggirano in aree degradate e cessi pubblici, dove il sesso, privato di eccitazione ed erotismo, è costrizione, passepartout di guadagni. Puttane, travestiti e uomini sposati, perbenisti di giorno, che di notte assecondano le loro voglie. Brillante e tagliente l’interpretazione degli attori che, con la loro autenticità, risucchiano il pubblico in un vortice di emozioni. Battuage è uno spettacolo che turba. Turba non la morale, ma la coscienza, sbattendo sotto i nostri occhi realtà perverse, proibite che noi, bendati da un’ipocrita indifferenza, fingiamo di non vedere, fingiamo che non esistano.

Di seguito, la toccante colonna sonora di Battuage.

VUCCIRIA teatro: interessante promessa teatrale!

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