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Eroica Fenice

wrong play

“Wrong play, my lord!”al Teatro Sala Assoli

Sabato e domenica 18 e 19 aprile la Sala Assoli “si colora di un’aurea anglofona” ospitando “Wrong play, my lord”, or The mousetrap” rivisitazione alquanto eccentrica e singolare dell’Amleto di William Shakespeare. A mettere in atto lo spettacolo, la compagnia napoletana The Hats, già approdata di recente al piccolo teatro . I tre talentuosi attori protagonisti, Arturo Muselli, Alessio Sica e Margherita Romeo, sono stati diretti dalla regia di Ludovica Rambelli, che ha voluto uno spettacolo recitato interamente in inglese. E non solo “perché Shakespeare è Shakespeare”, ma perché l’imponente lingua britannica ha dato un valore aggiunto alla rivisitazione dell’ opera che rappresenta una delle eccellenze del teatro inglese, conferendole un ritmo vivace e dinamico. Non appena i presenti prendono posto all’interno della sala, si trovano davanti ad una scenografia essenziale. Bastano pochi elementi e pochi attori (tre per interpretare gli otto personaggi shakespeariani) per mettere in scena un quadro variegato di follie, intrighi, tradimenti e omicidi.

Ma se vi aspettate un Amleto classico, allora vi sbagliate, anzi sbagliate ruolo! Perché quella di Ludovica Rambelli non è una commedia in cui gli spettatori guardano passivamente, ma è un vero e proprio “laboratorio teatrale” in cui gli attori giocano con i ruoli, e i ruoli coinvolgono direttamente il pubblico. L’azione porta gli spettatori a seguire attentamente e col fiato sospeso gli attori, che sono totalmente imprevedibili, passano dal recitare magistralmente i versi dell’ Amleto con pathos e drammaticità al “dissacrare” le scene tragiche con battute e giochi di parole, fino ad arrivare a buffi fraintendimenti, linguistici e non. Ed è così che questa versione di Shakespeare appare subito geniale per chi la guarda, riesce ad essere comica ed irriverente ma mai di cattivo gusto, mantenendo alto lo spessore dell’opera drammatica, che si riflette bene sui testi e sull’azione  arricchendosi anche con la comicità e l’improvvisazione. Ma quello che caratterizza questa bellissima versione dell’Amleto è sicuramente l’assurdo: i presenti vengono catapultati in una scena surreale in cui Polonio porta un colbacco e parla inglese con un accento “piuttosto sovietico”, Ofelia muore annegata dentro ad una baccinella (morte meno gloriosa e poetica rispetto all’immagine tradizionale, in cui la si descrive con il capo adorno di fiori, mentre canta e si lascia portar via dalla corrente di un ruscello), Amleto e Laerte si sfidano a duello a colpi di spada e a suon di sirtaki.

Infine, possiamo dire che una parola che riassume bene lo spettacolo visto oggi è “interferenza”. Interferenza continua tra gli attori, tra attori e pubblico, tra l’aulicità della lingua inglese e la veracità del napoletano. L’interferenza si insinua anche tra diverse opere shakespeariane, tanto che, quando meno ce lo si aspetta, gli attori entrano in “modalità wrong play”, ed è così che un doppiamente folle Amleto-Otello confonde Ofelia con Desdemona, o ancora un romantico Amleto-Romeo decanta Giulietta. Gli attori non recitano per il pubblico, ma recitano con il pubblico, regalando 1 ora e 15 minuti di divertimento e perché no, poesia. Un ottimo connubio tra la drammaticità di Shakespeare e la punegente comicità della commedia made in Napoli. Quando c’è empatia, quando ci sono interferenze e “inferenze”, a che serve poi capire ogni singola parola?

“My words fly up, my thoughts remain below: Words without thoughts never to heaven go”.

William Shakespeare

“Wrong play, my lord!”al Teatro Sala Assoli